La ragazza con il cappello di feltro

La ragazza con il cappello di feltro

“Ma quel giorno non sono le scarpe la nota insolita, inaudita nell’abbigliamento della ragazza. Quel giorno porta in testa un cappello da uomo con la tesa piatta, un feltro morbido color rosa, con un largo nastro nero. A creare l’ambiguità dell’immagine è quel cappello. Come fosse capitato in mio possesso l’ho dimenticato. Non vedo chi potrebbe avermelo dato. Credo che me l’abbia comprato mia madre e su mia richiesta. Unica certezza: è un saldo di saldi. Come spiegare quell’acquisto? Nessuna donna, nessuna ragazza portava cappelli da uomo nella colonia, a quei tempi. Neppure le indigene. Ecco come deve essere successo: mi sono provata quel cappello, tanto per ridere, mi sono guardata nello specchio del negozio e ho visto, sotto il cappello maschile, la magrezza ingrata della mia persona, difetto dell’età, diventare un’altra cosa. Ho smesso di essere un dato grossolano e fatale della natura. E’ diventato l’opposto, una scelta che contrastava la natura, una scelta dello spirito.
Improvvisamente è diventata una cosa voluta. Mi vedo un’altra, come sarebbe vista un’altra, al di fuori, a disposizione di tutti, di tutti gli sguardi, immessa nella circolazione delle città, delle strade, del piacere. Prendo il cappello, me lo metterò sempre, ormai posseggo un cappello che, da solo, mi trasforma tutta, non lo abbandono più. Per le scarpe deve essere successa più o meno la stessa cosa, ma dopo il cappello. Lo contraddicono come il cappello contraddice la figura gracile, quindi fanno per me. Anche quelle non le abbandono più, vado ovunque con quelle scarpe, quel cappello, fuori con ogni tempo, in tutte le occasioni, in città”. (*)

(*) Il brano è tratto da “L’amante” di M. Duras, Universale Economica Feltrinelli

 

Dietro la porta

D i e t r o   l a   p o r t a




Una porta chiusa; dietro, qualcosa ci aspetta al varco. Non si aprirà, se io non mi muovo. Non muoversi; mai più. Fermare il tempo e la vita. Ma so che mi muoverò. La porta si aprirà lentamente, e vedrò che cosa c’è dietro. C’è l’avvenire. La porta dell’avvenire sta per aprirsi. Lentamente. Implacabilmente. Io sono sulla soglia. C’è soltanto questa porta e ciò che v’è nascosto dietro. Ho paura. E non posso chiamar nessuno in aiuto.

Ho paura.”

 

Da: Una donna spezzata – Simone de Beauvoir

 

Il merlo di Alberto Moravia

Il merlo

Qualche giorno fa mentre ascoltavo musica, ho sentito all’improvviso il canto di un merlo. Mi sono immediatamente avvicinata al balcone e con mio stupore ho visto un bel merlo nero sulla punta del tetto della villa di fronte alla mia casa. Ascoltarlo per un po’ era un vero spettacolo. Infatti il suo canto era costituito da un fischio puro e melodioso, abbastanza vario e allegro. Immaginate un tciuc-tciuc forte, chiaro, gorgheggiante e melodioso. E’ così che, mentre lo ascoltavo, mi è venuto in mente un episodio che riguarda l’artista Piero Ciampi “quando si avvale ironicamente di un merlo per rubargli una melodia e correre in sala di incisione”. Per la cronaca, il merlo in questione apparteneva allo scrittore Alberto Moravia, che abitava di fronte a lui in via Margutta; come testimonia una poesia di Piero Ciampi, alla fine lo stesso Moravia strozzò il povero animale. (Fonte: Tutta l’opera a cura di Enrico De Angelis).

Il merlo, foto di MVC/Gulliveriana© 2005

Merlo mi canti qualcosa
tristezza fra noi
sono disteso sul letto
e qualcosa non va
tu merlo cantami una canzone
da portare all’editore
perche’ sono senza una lira
Merlo ripetila ancora
e’ bella lo sai
ripeti lento che vado al piano a suonare
sono contento di non aver dato
alcun seguito a quel peccato
di volerti un giorno mangiare

Io sono felice per questa collaborazione
corro a fissare la sala per un’incisione
beviamo insieme un po’ di champagne
il mio cuore mi dice che va
i problemi finiscono qua

Piero Ciampi 


 

Libri

Staffetta sui libri

Salve a tutti. sono stata chiamata nuovamente in causa per una nuova staffetta che riguarda, stavolta, i libri. Ringrazio Marcello per avermi passato il testimone.

Iniziamo ad elencare alcuni libri che ho letto e che sto leggendo.

1. Libri che possiedo nella mia biblioteca.

Possiedo molti libri di storia contemporanea e sulla storia delle donne, libri di filosofia della politica (mi piace molto Bobbio), romanzi (adoro Schnitzler, Svevo, Sibilla Aleramo, Buzzati, Camus e altri autori del ’900) libri di poesie, piece teatrali, classici in genere, riviste musicali, biografie di cantautori in particolare Luigi Tenco, Paolo Conte, Piero Ciampi, Fabrizio De Andrè, libri di fumetti (Crepax, Pratt, Manara e altri) Linus, le garzantine (di politica, diritto e filosofia) ecc.ecc.

2. Ultimo libro che ho comprato:

Giorgio Todde, Lo stato delle anime, Il maestrale.

3.  Libro che sto leggendo ora:
Philip Roth, Ho sposato un comunista, Einaudi Tascabili.
4. Tre libri che consiglio ad altri blogger:
Sibilla Aleramo, Una donna, Feltrinelli perchè è una testimonianza di altissimo valore umano e  letterario che scuote le coscienze degli italiani e soprattutto delle italiane “profondamente disturbate dalla vicenda di una giovane madre che abbandona il figlio per poter vivere la vita sempre sognata”. Oltre  ad essere un Manifesto nella storia del femminismo del novecento, è anche un libro che rivendica il diritto di ogni essere umano, uomo o donna, a restare liberamente se stesso. Vale la pena di leggerlo!
Jung Chang, Cigni selvatici, Tea  perchè è un documento storico che narra la storia vera di tre figlie della Cina, l’autrice, sua madre, sua nonna – le cui vite  e le cui sorti rispecchiano un secolo turbolento di storia cinese, un’epoca di rivoluzioni, di tragedie e di speranze. Nel libro si descrivono le persecuzioni, le sofferenze e la paura all’epoca di Mao, prima e dopo il suo trionfo nel 1949. 
Art Spiegelman, Maus, Einaudi Tascabili perchè è un esempio di come il fumetto possa rappresentare una forma d’arte al pari di altre. Maus vinse lo Special Award del Premio Pulitzer.
Maus è una storia che commuove e appassiona chi la legge. Raccontato utilizzando per  protogonisti forme antropomorfe di animali: gli ebrei sono topi e i nazisti gatti, Maus alterna tragedia e divertimento. Un padre scampato all’Olocausto, una madre che non c’è più da troppo tempo,un filgio che fa cartoonist e cerca di ristabilire un rapporto con il padre anziano, malato e così lontano per mentalità e abitudini. Forse, l’unica via per trovarsi è ripercorrere insieme, padre e figlio, la lontana vicenda di Vladek e Anja Spiegelman: dall’epoca felice del loro fidanzamento e matrimonio nella Polonia degli anni trenta fino all’incubo della guerra, dell’occupazione nazista, della persecuzione e dell’internamento ad Auschiwitz…
 5.  Cinque blogger a cui passo il testimone:

 Ruckert, Alderaban, Vann, Masso57, Ilmioregno…ma sono graditi anche altri blogger che per ragioni di numero non ho potuto citare…

Pagine corsare

 Pier Paolo Pasolini

Fonte foto: “Pagine corsare”

“Quando vedo intorno a me i giovani che stanno perdendo gli antichi valori popolari e assorbono i nuovi modelli imposti dal capitalismo rischiando così una forma di disumanità,una forma di atroce afasia, una brutale assenza di capacità critiche, una faziosa passività, ricordo che queste erano appunto le forme tipiche delle SS: e vedo così stendersi sulle nostre città l’ombra orrenda della croce uncinata.Una visione apocalittica, certamente la mia. Ma se accanto a essa e all’angoscia che la produce, non vi fosse in me anche un elemento di ottimismo, il pensiero cioè che esiste la possibilità di lottare contro tutto questo, semplicemente non sarei qui, tra voi a parlare.”

Pier Paolo Pasolini (1974)

Vittoria

 

Pier Paolo Pasolini

da Vittoria

Dove sono le armi? Non ritornano

i vecchi giorni lo so, ogni aprile

rosso, di gioventù, è passato.

Solo un sogno, di gioia, può aprire

una stagione di dolore armato.

Io che fui un partigiano inerme

- un mistico, imberbe Innominato -

adesso sento nella vita il germe

orrendamente profumato

della Resistenza.

Nel mattino le foglie sono ferme

come sul Tagliamento o la Livenza:

non è un temporale che viene,

né una sera che scende, è l’assenza

della vita che si contempla, si tiene

lontana da sé, intenta a capire

quali terribili, quali serene

forze ancora la empiano: profumo d’aprile!

un giovane armato per ogni filo d’erba,

volontario per voglia di morire!