E se ci diranno

E se ci diranno….
 

fontevideo :  Lavocedelpadrone

 

E se ci diranno

che per rifare il mondo

c'è un mucchio di gente
da mandare a fondo
noi che abbiamo troppe volte visto ammazzare
per poi sentire dire che era un errore
noi risponderemo noi risponderemo
no no no no

E se ci diranno
che nel mondo la gente
o la pensa in un modo
o non vale niente
noi che non abbiam finito ancora di contare
quelli che il fanatismo ha fatto eliminare
noi risponderemo
no no no no

E si ci diranno
che è un gran traditore
chi difende la gente
di un altro colore
noi che abbiamo visto gente con la pelle chiara
fare cose di cui ci dovremmo vergognare
noi risponderemo noi risponderemo
no no no no

E se ci diranno che è un destino della terra
selezionare i migliori attraverso la guerra
noi che ormai sappiamo bene che i più forti
sono sempre stati i primi a finir morti
noi risponderemo, noi risponderemo
no no no no

Luigi Tenco

Tenco e “la canzone di protesta”. O meglio ” la finta protesta”.

“Parlagli del divorzio, della mafia e di altre faccende che scottano, e allora vedrai che la gente si arrabbia e ti dà addosso..”

fonte: Cronaca, 6 febbraio 1967


Roma, novembre 1966.

Luigi Tenco
partecipa al dibattito sul tema “La canzone di protesta” al “Beat 72” di Roma.
Oltre a lui partecipano anche Lucio Dalla, Luciano Cirri e
Pier Francesco Pingitore.

Durante il dibattito è costretto a difendersi dall’accusa di essere “un mistificatore o servo sciocco” poichè guadagnava dallo stesso sistema, che a parole e in musica, lui rifiutava.

 

Per capire meglio leggete la trascrizione originale di quel dibattito che segue: 

 


Carlo: Io sì, protesto.

Pubblico: Contro chi?

Carlo : Contro tutti, contro te soprattutto, che fai la finta protesta. Se si fa l’antimilitarismo si fa coi fatti, non a parole con le canzonette, porca miseria!

Tenco: Che vuol dire “coi fatti”?

Carlo: Significa non fare il militare, ecco tutto. Io sono andato al manicomio per non fare il militare, capisci… Io mi sono tagliato le vene. Ho detto: visto che le parole con della gente come voi non servono, io mi squarcio le vene e il militare non lo faccio e se questo è un parlar da pazzo mettetemi al manicomio. Io consiglio tutti i miei amici a far questo, a esporsi rischiando di persona e non portando il distintivo del Mec, là, e il Not War, e il fate-l’amore-non-fate-la-guerra e altre cretinate del genere. E peggio che mai con le canzonette, che poi fruttano soldi…

Tenco: Aspetta un momento allora, ascolta: se è per questo ti dico subito che soldi spero di farne. Un po’ ne ho già fatti e spero di farne, ancora di più, capisci, perché uno coi soldi si sente più tranquillo, più libero… Su questo siamo d’accordo? Bene. E quando li farò non li devolverò all’azione cattolica ma me li tengo e me li mangio. In puttane, in quello che ti pare ma me li mangio io. Quanto all’altra questione ti dico però una cosa, e cioè che io faccio, anzitutto, il cantante, prima cosa. Se avessi saputo fare il violinista avrei fatto il violinista oppure, non so, il giornalista, lo sciatore. A questo punto quando viene a galla la personalità di un individuo sappiamo che ci sono individui accomodanti e individui non accomodanti. C’è chi fa il ragioniere di banca e non è accomodante, c’è chi fa il poeta ed è accomodante. Ma questo è un fatto secondario. Cioè, io canto non perché mi interessa protestare e poi quindi lo faccio cantando. Io canto, ripeto, perché mi piace la musica. Da bambino prima ancora di sapere che cos’era la protesta, io avevo una chitarra in casa con la quale suonavo.


Pubblico: E con ciò? Anche la canzone di protesta è una merce di consumo, una forma di sfruttamento uguale alle altre. Tu ci campi sopra, dunque anche tu sfrutti…

Tenco: Ma non è assolutamente vero… Io non sfrutto nessuno… Io faccio delle canzoni e anziché farle e cercare di guadagnare dei soldi scrivendo canzoni che parlano di fiorellini eccetera, io faccio delle canzoni parlando di determinate cose alle quali io credo.

Pubblico: E così facendo fai gli interessi di quelli contro i quali protesti, perché dai soldi a chi sta in alto, a chi comanda questo stato di cose… Perché con i dischi venduti, anche il signor Bob Dylan dà miliardi agli industriali americani che fanno la guerra… E uno che partecipa al sistema che, a parole e in musica, respinge, o è un mistificatore o servo sciocco.

Tenco: Allora sarà bene intendersi molto chiaramente su questa storia della partecipazione. Anzitutto prendiamo atto di un fatto, che questa è una società di tipo industriale, e perciò se voglio fare arrivare non dico una protesta, fare arrivare un certo mio discorso al pubblico bisogna che lo faccia industrialmente. Giusto? Anche prima ci sono state senza dubbio canzoni molto impegnate, senz’altro più intelligenti, ma che però non avevano approdato a niente… Oggi si parla di cartoline precetto strappate, ma strappate in grande numero! Si parla di marce della pace alle quali ci va un sacco di gente… E questa gente perché ci va?

Voce: Non penserai che questo sia soltanto un fatto di canzoni di protesta, eh?

Tenco: Ma io dico: Bob Dylan, Barry McGuire quando vende un milione di dischi di “Eve of distruction” fa qualcosa che non poteva fare se non avesse fatto parte di un tipo di società nella quale si deve, a un certo punto…

Pubblico: Guarda che qui c’è un vizio di base. Perché non è che sia Bob Dylan ad aver fatto questo. Bob Dylan è l’espressione di uno scontento generale che c’è tra i giovani negli Stati Uniti d’America…

Tenco: Ma io non discuto… ma io non voglio dire questo… se sia nato prima l’uovo o la gallina, questo è un discorso che non mi interessa. Io dico: Bob Dylan non può essere tacciato di mistificazione, perché non è un mistificatore…

Pubblico: E chi l’ha tacciato di mistificazione?

Tenco: A me prima è stato detto che sono un mistificatore, uno che addirittura fa la finta protesta per guadagnarci i soldi… Ma non è vero, perché per guadagnarci i soldi tu sai benissimo che la protesta non è il mezzo più idoneo… dico la protesta vera, sincera, non quella come qualcuno viene fuori a fare oggi zuccherata, ipocrita, pensando che sia di moda, e che rischia di sciupare lo slancio anche di chi, come me, ha sempre cantato in questo modo…


Pubblico: D’accordo, resta comunque un fatto che non puoi negare, e cioè che un Bob Dylan, nella parabola della sua carriera, è diventato ad un certo punto un tipico prodotto della società dei consumi americana!

Tenco: Ma è chiaro! Se non lo fosse diventato, non avrebbe detto niente. Non avrebbe potuto dire niente. Invece, che cosa ha fatto? Ha capito che oggi gli strumenti per comunicare con la gente sono quelli, e che anche a costo di passare da qualche forca caudina a quegli strumenti bisogna arrivare, perché sono strumenti formidabili… il menestrello che oggi va a cantare sotto le finestre, non dice niente, non serve a niente…

Pubblico: Siete stati voi allora che avete mandato la polizia a impedire la libera manifestazione di quello che vuole fare la sua canzone per la strada di fronte agli altri. Forse lo avete impedito voi per far vendere più dischi!

Tenco: Senti, anzitutto non so come tu faccia a sostenere che siamo stati noi a impedire che questo o quello vada a cantare per la strada. Tu pensi proprio che io mi preoccupi di andare a dire…

Pubblico Mi è venuto il dubbio in questo momento…

Tenco: Ah, va beh… ma ti è venuto seriamente? O è un discorso retorico? Perché se è un discorso retorico, d’accordo… Insomma, che io vada là a dire mettete dentro questo tale…

Pubblico: No, non intendevo tu personalmente…

Tenco: Allora è un discorso retorico e quand’è così, aspetta un momento, ti dico: a questo punto tu sai bene che io non l’ho fatto come non l’ha fatto lui, come non le han fatte nessuno cose di questo genere. Questo individuo con la chitarra anzi ha fatto molto bene ad andare per la strada, a cantare eccetera. Però io dico questo: non inserito in questo tipo di civiltà, nel suo meccanismo, questo individuo quello che vuole dire lo dice a ben poche persone, perché lo dice alle persone di questa strada. Giusto? Perché bisogna insomma ricordarsi che a un certo punto c’erano anche persone che quando Dante, mettiamo, e senza con questo fare paragoni, ha scritto la Divina Commedia, c’erano persone che si sono opposte perché Dante scriveva in italiano invece che in latino. Ci sono altri invece che invece volevano, quando i latini scrivevano in latino, che si scrivesse in greco. E quando si scriveva in greco che non si scrivesse per niente. Bisogna vedere se si fa parte del mondo di domani o del mondo di ieri. Il cantante che gira per le strade con il chitarrino, fa parte del mondo di ieri!

Pubblico: Macché ieri e domani. È il mondo di oggi invece, quello che importa.

Tenco: Il mondo di domani è quello che importa! Perché il mondo di oggi evidentemente non va bene, e si cerca di correggerlo. Altrimenti avremmo tutti ottant’anni e ci preoccuperemmo solo del mondo di oggi. Mentre tutto ciò che facciamo, lo facciamo – spero e mi auguro – pensando al mondo di domani!

Pubblico: E tu davvero pensi, in buona fede, di poter raddrizzare il mondo con le canzoni di protesta? Davvero credi che si possa, ad esempio, evitare le guerra a suon di canzonette?

Tenco: Tutto ciò può servire. Se dentro le canzoni ci metto delle idee, queste idee si trasmettono con le canzoni. Solo che per diffondere adeguatamente le canzoni è, ripeto, necessario che io trovi la maniera di farlo con gli stessi strumenti della società a cui mi rivolgo. Altrimenti è inutile, ne fai a meno, non protesti. Quanto alla protesta contro la guerra, io dico sinceramente, magari farò anche delle canzoni per protestare contro la guerra… ma è come dire che di mamma ce n’è una sola, che siamo tutti fratelli… ma che vuol dire? I giovani in America protestano perché l’America è un paese in guerra, perché i suoi ragazzi stanno in questo momento partendo, molti vanno a morire… Ma da noi, qui, la guerra, la protesta contro la guerra, non prende nessuno. Noi abbiamo mille altre cose contro cui protestare. Possiamo protestare contro il clericalismo, l’affarismo, la corruzione, la mancanza di una legge sul divorzio, gli scandali a ripetizione, il qualunquismo, la burocrazia bestiale… e questa protesta non viene mai fatta. Preferiamo scimmiottare le proteste americane, cosa oltretutto facilissima qui in Italia, dato che non c’è nessuno che si senta pizzicato quando tu gli dici che è sbagliato morire, viva la pace, eccetera. Parlagli del divorzio, della mafia e di altre faccende che scottano, e allora vedrai che la gente si arrabbia e ti dà addosso…

Pubblico: …E tu è di questa roba che parli apertamente nelle tue canzoni? Ma fammi il piacere… Tu non protesti. Tutt’al più mugugni…

Tenco: Può darsi. Comunque, esprimere certi stati d’animo, di disagio, di insofferenza, di insoddisfazione è già anche questa una forma di protesta. E poi, scusa, ma se tu salti fuori a dire delle cose che vengono poi automaticamente rifiutate, puoi anche fare a meno di tentare. Se vai alla radio e pretendi di metterti a cantare delle cose, faccio un esempio, contro i preti, ti prendono e ti sbattono fuori. E che guadagno c’è? Io appunto una volta avevo fatto una canzoncina che diceva: “Mio buon curato…” eccetera. Non era niente di terribile. Solo qua e là un filino di ironia. Risultato: due anni senza metter piede alla TV.

Pubblico: Ora però ci sei, bello e condizionato, perfettamente integrato, inoffensivo. Sceso evidentemente a patti. Proteste che non fanno il solletico. Tutto questo ti sembra serio? Tutto questo ti sembra coerente?

Tenco: E piantala! Io compromessi non ne ho fatti mai, con nessuno, perché non ne so fare, non riesco a venire a patti con la coscienza, cioè con certe mie convinzioni. Io sono come sono. Eppoi la mia non è una protesta che nasce intellettualmente, con il fatto di dire adesso io protesto contro Tizio o contro Caio. È una protesta che nasce al di fuori della propria volontà. Nasce dal fatto che uno si sente estraneo a un dato meccanismo… Cioè io insomma le canzoni come le fa Morandi, non le so fare. Succede che a un certo punto mi salta la gomma e dico… ecco, io il militare non lo so fare. Non voglio, non so andare a morire… E questo è uno sfogo spontaneo, una protesta sincera. Non è stata studiata al tavolino. Così le parole di quasi tutte le mie canzoni esprimono questo senso, come dire, di malessere. Si può protestare in mille modi, in mille forme. Questa è la maniera mia, e viene dal mio carattere.

Pubblico: Per me è una forma sterile, come quella degli obiettori di coscienza. Tu che parli da sapientone, spiegami cosa fanno questi famosi obiettori. Qual’è per esempio, secondo te, la tendenza politica degli obiettori?

Tenco: Beh, io penso che gli obiettori sono senz’altro dei coraggiosi. Gente che va in galera un anno, due, tre, e che a pena scontata gli viene rifatta la stessa domanda e se loro continuano a rifiutare ritornano in galera per altrettanti anni, io ti dico sinceramente, per me sono dei coraggiosi. Perché avere la forza d’animo di andarsene in galera quando tutti noi abbiamo un giro, una vita… e abbandonarle, e andare in galera, per questo dico che ci vuole una bella dose di coraggio. Quanto alla posizione politica, non mi frega niente. Però io dico, a posteriori, il fatto che una certa parte politica li difende, e un’altra parte invece li attacchi, significa che un obiettore di coscienza sa di avere, un domani, l’appoggio di una certa parte politica e questo fa gioco, è importante… e dunque secondo me non è un sacrificio inutile, sterile.

Pubblico: Una protesta più seria, allora, e più efficace delle canzonette…

Tenco: La canzone si muove in un’altra sfera, può toccare un’infinità di argomenti e agire molto più per esteso nell’opinione pubblica. Per combattere certe idee, anzi, la canzone può avere una efficacia anche maggiore. È statisticamente provato che queste idee, come il nazionalismo eccetera, resistono particolarmente in ambienti non colti. Quindi combattendo l’ignoranza si fa già qualcosa di molto utile. Solo bisogna trovare la strada, la maniera adatta per arrivarci. Quale? L’istruzione obbligatoria, mettiamo, la scuola statale… ma anche, perché no, anche la canzone; e questo proprio perché è una cosa della quale tutti oggi in Italia si occupano. Anche la canzone può servire a far pensare.

Pubblico: Illuso… Attraverso questa strada tu ti rendi unicamente complice della società industriale. Altro che combattere l’ignoranza! Altro che far pensare…

Tenco: Sentite. Io quando ho cominciato a cantare, ero una persona completamente disinserita. Assolutamente al di fuori di tutto quello che poteva essere partecipazione e compagnia bella: perché eravamo in un momento di quadripartito, di Scelba, di Tambroni… Io ero a Genova e quando sono successi i casini di Tambroni, posso dire di averne fatto parte, quindi stai tranquillo che non ero, non sono quello che si lascia irregimentare. Io ho un graduale inserimento, e procede parallelamente a quello che è lo spostamento, a sinistra, della società italiana. Per adesso lo spostamento è minimo, e infatti il mio inserimento è minimo. Tant’è vero che ancora adesso non faccio parte di nessun grosso cast di cantanti, e niente questo e niente quest’altro eccetera. Però il mio ideale non è quello di continuare a vedere un mondo di gente con i capelli lunghi, con i maglioni e così via. La mia speranza è quella di arrivare al giorno in cui persone serie, con la cravatta o con il casco spaziale o con il cilindro, come preferisci, possano esprimere liberamente le cose che oggi, viceversa, per dire queste cose…

Pubblico: …devi fare un certo lavoro di vaselina.

Tenco: No; devi fare un certo lavoro di rottura di palle. Io infatti sono considerato un rompipalle perché dico certe cose, perché nel mezzo di una trasmissione, dove tutti parlano di musica, io esco fuori con un discorso sulla polizia che arresta i capelloni o su altra roba del genere…

Pubblico: Tenco, scusa: ti rendi conto che agendo in questo modo ti fai incastrare?

Tenco: E perché?

Pubblico: Dico che ti fai incastrare. Alle lunghe, magari senza accorgertene, il meccanismo che tu credi di aver conquistato, ti condizionerà. E finirai anche tu come gli altri. Vedi Modugno, che cominciò con le canzoni sui minatori e i pescatori siciliani…

Tenco: Padroni di pensarla come volete. Io ho preso una strada che a me sembra buona e non la mollo. Anzi, mi sembra tanto buona che vorrei avere un pubblico sempre più grande, immenso, tutto quello che con i mezzi industriali di oggi è possibile raggiungere. E il giorno in cui riuscissi a farcela, e ad avere questo pubblico dalla mia, state pure certi che non lo inviterò a volare nel blu dipinto di blu…

 


fonte:
il mioregno

Tenco sociale

Tenco sociale
Hobby

Giorgio, ricordi
quando eravamo nel banco insieme
al corso di meccanica?
Tu eri molto bravo,
io invece non lo ero
e nei compiti in classe
io copiavo da te.
Giorgio, ricordi
quando hai dovuto lasciar la scuola
al corso di meccanica?
Dovevi lavorare, dare una mano ai tuoi.
Io invece, che potevo,
ho continuato il corso.

Giorgio, ma è vero
che oltre al tuo lavoro, la sera, per hobby
ti occupi di meccanica?
Pensa che io ho finito
e sono laureato.
Eppure ho un grande handicap:
non ci capisco niente.


 

Indicata da Luigi Tenco come quarta ballata con il ticolo originale

Ballata degli hobbies e degli handicaps. Periodo Saar( 1964-1965) 


Hobby” è un titolo apparentemente leggero e forse depistante (credo fatto su misura per la censura), in questa canzone Tenco imbastisce un ragionamento tutto politico sui privilegi detenuti dalla borghesia, privilegi che, a suo parere, non nascono per meriti o qualità individuali, ma dalla mancanza di pari opportunità di studiare per i giovani economicamente più deboli, anche quando essi dimostrano grande predisposizione e capacità. Molti di essi devono abbandonare la scuola per produrre reddito familiare, trasformando i loro sogni e aspirazioni in passatempi serali (Hobby). Frustrano così le loro reali capacità consentendo ai rampolli della borghesia, anche se incapaci, di diventare la futura classe dirigente.

Analisi del testo di Renzo Zannardistudioso ed estimatore di Luigi Tenco


L’analisi del testo è coperta da diritti d’autore, ne è consentito l’uso esclusivamente per motivi che non abbiano scopo di lucro e naturalmente citando l’autore.
 



La scelta di divulgare questa ballata, che parla del sistema scolastico e delle disparità di opportunità fra alunni appartenenti a ceti sociali diversi, non è casuale. Infatti, l’argomento trattato, si rivela molto attuale come risulta da questa notizia:

Crisi economica
“Mio papà licenziato, lascio la scuola
Vado a lavorare per aiutare la famiglia”

Il caso emblematico di un ragazzo di 17 anni, studente modello di Rovereto, che abbandona gli studi per cercare un impiego, dopo che il padre ha perso il lavoro. Così sosterrà la famiglia. La preside dell’istituto Fontana, Flavia Andreatta: “Una realtà che mi ha sconvolto”. Viaggi di studio e attività didattica a rischio: i genitori non hanno più soldi per pagare le spese (…)

Fonte: Il Trentino

E poi ci dicono che dobbiamo sorridere, che la crisi è alle spalle…

Ma ci facciano il piacere!*

 

La forza della speranza

La forza della speranza

fonte foto: Repubblica

Siamo tutti uguali e liberi ed abbiamo tutti lo stesso diritto a raggiungere la felicità”

   “Questa la nostra avventura, da oggi ci dobbiamo rialzare e ricominciare il lavoro per ricostruire questo Paese”.

Barack Obama

Avremo anche noi un Obama che ci darà questa forza?

E SE CI DIRANNO

E SE CI DIRANNO

 

Disegni di MVC/Gulliveriana©  

E se ci diranno

che per rifare il mondo

c’è un mucchio di gente

da mandare a fondo,

noi che abbiamo troppe volte visto ammazzare

per poi dire troppo tardi che è stato un errore,

noi risponderemo

noi risponderemo

no, no, no …

E se ci diranno

che nel mondo la gente

o la pensa in un modo

o non vale niente,

noi che non abbiamo ancor finito di contare

quelli che il fanatismo ha fatto eliminare,

noi risponderemo

noi risponderemo

no, no, no …

E se ci diranno

che è un gran traditore

chi difende la gente

di un altro colore,

noi che abbiamo visto gente con la pelle chiara

fare cose di cui ci dovremmo vergognare,

noi risponderemo

noi risponderemo

no, no, no …

E se ci diranno

che è un destino della Terra

selezionare i migliori

attraverso la guerra,

noi che ormai sappiamo bene che i più forti

sono sempre stati i primi a finir morti,

noi risponderemo

noi risponderemo

no, no, no ….

Luigi Tenco

Per ascoltarla clicca qui

per gentile concessione di Massimo



BALLATA DELLA VITA SOCIALE

BALLATA DELLA VITA SOCIALE

 O

BALLATA DEL PROGRESSO 

 di Luigi Tenco

Luigi Tenco e Donatella Turri in una scena del film

La cuccagnadi Luciano Salce (1962)

***

Se lei sapesse cos’è la vita sociale

non mi starebbe a seccare

perché io la faccia passare.

Se lei sapesse essere un uomo civile

aspetterebbe il suo turno

come fa tutta l’altra gente.

Senta, ma lei non sa chi sono io:

sono il commendator tale,

parente del ministro tale.

Mi spiace, ma questo non importa niente,

lo dica pure al suo parente,

io non mi lascio influenzare.

Lo vuol capire? questa è la vita sociale:

commendatori o cavalieri,

per noi la gente è tutta uguale.

Impari un poco a essere un uomo civile,

a essere un poco più gentile

con chi fa il proprio dovere.

Senta, la prego, mi faccia passare,

se in mezz’ora non ho fatto

io sono un uomo rovinato.

Spiacente, ma non ci posso fare niente,

prima di lei c’è altra gente

che ha diritto di passare.

La vuol capire? questa è la vita sociale:

se mi lasciassi impietosire

tutti verrebbero a pregare.

In fondo poi un vero uomo civile

anche se ha i problemi suoi

deve sapersi controllare.

Ma senta, un’ultima cosa vorrei dire…

Ho giusto diecimila lire….

di cui non so proprio che fare.

Va bene…visto che lei insiste tanto

daremo ascolto al sentimento,

va bene, passi pure avanti.

Ma si ricordi, e almeno sia riconoscente,

che al posto mio tanta altra gente

ne avrebbe chiesto ventimila.

per ascoltarla clicca qui

per gentile concessione di Massimo

 

Alla luce dei fatti attuali è triste constatare come la cultura italiana non sia affatto cambiata rispetto a quando  Luigi Tenco scrisse questa Ballata. Infatti, la maggior parte degli italiani pensa che, per andare avanti è preferibile  essere furbi piuttosto che rispettare la legge…ma

“Parlagli del divorzio, della mafia e di altre faccende che scottano, e allora vedrai che la gente si arrabbia e ti dà addosso…”( così pensava Luigi Tenco prima del 1968)

E se ci diranno

“E se ci diranno
che per rifare il mondo
c’è un mucchio di gente
da mandare a fondo
noi che abbiamo troppe volte visto ammazzare
per poi sentire dire che era un errore
noi risponderemo noi risponderemo
no no no no”

( Luigi Tenco)

per ascoltarla clicca qui

 

Per non dimenticare:

 9 maggio 1978- 9 maggio 2008
Trentennale della morte di Aldo Moro e Peppino Impastato, rispettivamente uccisi dalle Brigate Rosse e dalla Mafia.

Il 16 marzo 1978 Aldo Moro, presidente dell’allora Democrazia Italiana viene rapito dalle Brigate Rosse , mentre gli uomini della sua scorta vengono barbaramente uccisi. Il tragico fatto avviene mentre Aldo Moro si reca in Parlamento per partecipare al dibattito sulla fiducia del nuovo governo Andreotti,costituito con l’appoggio e l’ingresso nella maggioranza programmatica e parlamentare del Pci da Moro favorito
Con questa azione,le Brigate Rosse attaccano al cuore dello Stato e le istituzioni democratiche.
I brigatisti con vari ultimatum, pena la vita dello statista chiedono il loro riconoscimento politico e la liberazione dei brigatisti sotto processo a Torino.
Di fronte a queste richieste,i maggiori partiti Pci e Dc rifiutano ogni compromesso mentre il PSi e altri partiti propongono una trattativa con i brigatisti pur di salvare Aldo Moro.
Il 9 maggio 1978 dopo laceranti decisioni politiche, lo statista viene ucciso dalle Br. Il suo corpo viene ritrovato nel bagagliaio di una Renault R4 rossa in ia Caetani, a metà strada fra Piazza del Gesù e via delle Botteghe Oscure.

(fonte foto e notizie: http://www.paginaitaliana.de/moro.html

 

                            

Peppino Impastato, militante di sinistra, giornalista e uomo libero, viene assassinato anche lui il 9 maggio 1978. Il fatto avviene qualche giorno prima delle elezioni e qualche giorno dopo l’esposizione di una documentata mostra fotografica sulla devastazione del territorio operata da speculatori e gruppi mafiosi: il suo corpo è dilaniato da una carica di tritolo posta sui binari della linea ferrata Palermo-Trapani. Le indagini sono, in un primo tempo orientate sull’ipotesi di un attentato terroristico consumato dallo stesso Impastato, o, in subordine, di un suicidio “eclatante” …continua a leggere qui

(fonte biografia  http://www.peppinoimpastato.com/biografia.htm, fonte foto)

 

La storia di Peppino Impastato è diventata un film, “I Cento Passi”, regia di Marco Tullio Giordana. Interprete  di Peppino  un bravissimo  Luigi Lo Cascio .

Tenco, le donne e la musica

 8 marzo

 e mio tributo a Tenco, le donne e la musica

Ricordate il mio calendario virtuale dello scorso anno dedicato a Luigi Tenco? Ecco ora questo calendario è diventato cartaceo ed è dedicato a “Tenco, le donne e la musica”. Per questo motivo sono stata invitata a presentarlo lunedì 10 marzo, alle ore 17, presso il Museo Bande a Sassari nella sezione della F.i.d.a.p.a. , in luogo della consueta riunione, nella quale si terrà una serata di poesia e musica per ricordare l’8 marzo. Parteciperà alla serata anche la storica Marina Addis Saba.

Faccio una precisazione: scopo del  calendario è quello di ricordare il 70° anniversario della nascita di Luigi Tenco (21 marzo 1938-21 marzo 2008). Ma per quel giorno è previsto anche un altro mio omaggio…

Cliccate qui e qui per vederlo.