Il caduto

IL CADUTO

fonte foto: anmig sardegna

Prendi

la tua agonia

e la pallottola

che hai

nel polmone.

Porta tutto

a tua madre

e dille

che con una

medaglia

il conto

torna.

E’ la liquidazione

di un sergente.

Se la può consolare

dille

che per un capitano

non c’è di più

che un patriottico

noioso

discorso.

fonte:  il mio regno/poesie
Luigi Tenco trentacinque anni da quel Sanremo, pagg. 34-37

 ed. Bastogi

Questa poesia è stata erroneamente attribuita a Luigi Tenco. In realtà è di Riccardo Mannerini come scrive l’autore di questo blog No, non è vero, Tenco e Mannerini amicizia e confusione

NO, NON E’ VERO …
“ciò che si afferma alle pagg. 34 e seguenti del libro “Trentacinque anni da quel Sanremo” edito da Bastogi, in merito ad alcuni testi inediti di Tenco.
La notizia che fu pubblicata da “Il Secolo XIX” del 26/1/1997 era infatti priva di fondamento.
Nel libro vengono analizzate 4 poesie, (Mercato – La tua bocca – Sera – Il caduto) e le si commentano come se fossero opera di Tenco quando invece sono da attribuire a Riccardo Mannerini che di Luigi fu amico malgrado le ripetute discussioni di ordine ideologico che si sviluppavano durante i loro incontri.
Luigi utilizzava parole semplici e di solito le sue frasi erano molto più prosaiche rispetto a quanto si rileva invece, leggendo le poesie ritrovate.
Per chi volesse approfondire l’argomento consiglio di leggere il volume “Un poeta cieco di rabbia” di Riccardo Mannerini reperibile sul sito http://www.liberodiscrivere.it. 

Nel volume indicato sono peraltro pubblicate due delle poesie erroneamente attribuite a Luigi Tenco.”

Ringrazio Sax56 per questa informazione.

Esclusivo: Luigi Tenco inedito?

Esclusivo: Luigi Tenco inedito? 

Alcune esecuzioni musicali del grande cantante genovese con diversi accompagnamenti, mai ascoltate prima d’ora. “Padroni della Terra” è il brano che apre gli “Inediti” il cofanetto (due cd) che il gruppo Ala Bianca lancerà nei prossimi giorni, dopo la presentazione il 12 al Premio Tenco, al Teatro Ariston di Sanremo

Fonte:  l’espresso

Ma se leggiamo qua:

Tenco scrisse una canzone contro la globalizzazione (tratto da LA STAMPA di sabato 7 luglio 2001 — …ma già nel primo numero “unico” dei ragazzi del Club Luigi Tenco di Venezia se ne parlava nel gennaio del 1969…)

fonte: http://www.angelfire.com/ok2/gigimai/tencog8.html

fonte: www.ilmioregno.it  http://www.ilmioregno.it/padroni.htm

Riguardo l’inedito Padroni della Terra, che a quanto pare tanto inedito non è…, vi invito a rileggere anche un mio vecchio post qui di seguito e pubblicato su questo

link

 

Canzoni contro la guerra 

Una delle canzoni contro la guerra e antimilitarista più conosciuta è sicuramente”Le Désertuer” di Boris Vian,”il poeta maledetto”. Fu scritta nel 1954 durante la guerra in Indocina ma in seguito divenne un manifesto contro l’occupazione coloniale francese in Algeria.
La canzone interpretata da Marcel Mouloudji e trasmessa per la prima volta nella storica radio Europe 1 il 4 marzo 1954 (con la chiusa finale già modificata), fece scoppiare la reazione della destra francese, primo fra tutti il generale De Gaulle.
Moulodji dovette subire un esilio di circa 10 anni dal mondo della canzone francese, mentre Boris Vian, fu spesso costretto ad esibirsi o scrivere sotto pseudonimo.
La canzone fu ripresa nel 1966 da Peter, Paul and Mary nella versione già “attenuata” da Moulodji e divenne una delle canzoni simbolo contro la guerra. Fu poi tradotta in diverse lingue, mentre in Italia 4 furono le versioni. In questo contesto voglio ricordare la versione inedita di Luigi Tenco che fu eseguita per la prima volta il 5 ottobre 1989 al Teatro Genovese di Genova. Con questa canzone Luigi Tenco esprime il suo impegno antimilitarista e parla anche di un nemico solo: la fame che nel mondo ha gente come noi.

PADRONI DELLA TERRA

Padroni della Terra,
vi scrivo queste righe
che forse leggerete
se tempo avrete mai.

Ho qui davanti a me
il foglio di richiamo:
io devo ritornare
in caserma lunedì.

Padroni della Terra,
non lo voglio più fare,
non posso più ammazzare
la gente come me.

Non è per farvi torto
ma è tempo che vi dica:
la guerra è un’idiozia,
non ne possiamo più.

Da quando sono nato
dei figli son partiti,
dei padri son caduti
davanti agli occhi miei.

Ho visto mille madri
che han perso tutto quanto
ed ancora vanno avanti
senza saper perché.

Al prigioniero poi
han rubato la vita,
han rubato la casa
e tutto quel che ha.

Domani alla mia porta
verranno due gendarmi,
verranno ad arrestarmi,
ma io non ci sarò.

Lontano me ne andrò;
sul mare e sulla terra,
per dire no alla guerra
a quelli che vedrò

E li convincerò
che c’è un nemico solo:
la fame che nel mondo
ha gente come noi.


Se c’è da versar sangue
versate solo il vostro;
signori, ecco il mio posto:
io non vi seguo più.

E se mi troverete,
con me non porto armi:
coraggio, su, gendarmi,
sparate su di me.

La ballata del Marinaio

La ballata del Marinaio
analisi del testo di Renzo Zannardi

 

Premessa
Nel mio post precedente ho voluto raccontare come nasce per me un’idea di disegnare una Ballata del Marinaio di Luigi Tenco. In quello di oggi, invece, voglio condividere con voi l’analisi del testo elaborata dal mio amico Renzo Zannardi, studioso ed estimatore di Luigi Tenco ed aprire uno spazio dedicato al Tenco sociale. Buona lettura.
Gulliveriana

Luigi Tenco parla di guerra in diverse canzoni: “La ballata dell’eroe” (De Andrè), “E se ci diranno”,Padroni della terra” (una sua versione del “Il disertore” di Boris Vian), “Io vorrei essere la”, “Li vidi Tornare”… In alcune di queste canzoni inserisce solo dei rimandi alla guerra, in altre se ne occupa in modo più diffuso, articolato, e compiuto. Però solo nella ballata del marinaio analizza così in profondità i motivi che portano alla guerra. Solo nella “ballata del Marinaio smaschera la truffa che subiscono i soldati che vanno a combatterla. Luigi Tenco ha trattato il tema della guerra interpretando, da protagonista, anche un film (“La cuccagna”), dove i generali, e guerra, vengono sbeffeggiati e ridicolizzati. Luigi Tenco parla diffusamente della guerra anche nel dibattito avvenuto a “Beat 72” nell’autunno del 1966. Insomma parla molto spesso di guerra ma lo fa in modo “tenchiano”e perciò per niente retorico.

                                                    

Ballata del marinaio, matita di MVC/Gulliveriana©, 2008

La ballata del marinaio è una ballata pacifista completamente diversa da tutte le canzoni antimilitariste dell’epoca, infatti, non parte da una posizione ideologica precostituita per descrivere gli orrori della guerra, non parte neppure da una valutazione politica: guerra giusta o sbagliata! Parte semplicemente dall’uomo dalla sua vita privata, dai suoi affetti dei suoi sogni…. E’ una ricerca più intimista, sociologica molto avanzata. Si intuisce subito che il compositore ha un obiettivo molto forte: dimostrare che gli uomini sono tutti uguali e che tutti hanno dei sogni e che le guerre siano non negli interessi del popolo ma dei potenti. Mi pare che Luigi, nella “Ballata del Marinaio” sia riuscito molto bene a raggiungere questo suo obiettivo.

Tenco quando parla di soldati ne parla al singolare, forse perché vuole dimostrare che in guerra, alla fine, ci vanno tanti singoli e che solo accettando di andarci formano un esercito. Luigi vuol dimostrare anche che, alla fine, i soldati restano sempre dei singoli che combattono e muoiono da soli. Tenco sembra anche chiedersi: cosa può fare un singolo per salvare il mondo dalla guerra? La risposta sembra essere: disertare!

Le frasi che sintetizzano il concetto sono queste: “ un marinaio in mezzo al mare con una barca ed un cannone e andato a fare la sua guerra…”.Quando invece parla del potere l’autore scrive al plurale, infatti, dice: “…gli han detto che il nemico è uno strano essere…., gli han detto che chi ha dei sogni da difendere….” .

In questa ballata ci fa capire che IL POTERE, per autoconservarsi o espandersi, ha bisogno di inventarsi sempre nuovi nemici. Per convincere il popolo della necessità della guerra fa prima molta propaganda scomodando parole ridondanti, che abbiano un forte senso evocativo o ideologico come: religione, democrazia, patria, morale, libertà, razza, valori… (racchiudendo tutti questi concetti nella parola “sogni”). Coloro che pensano alla guerra come mezzo utile per la risoluzione controversie territoriali o politiche, o per conquistare nuove terre e ampliare le proprie ricchezze, molto spesso usano la strategia psicologica e sociologica di tenere il popolo ignorante! Diffondono falsità e paure. Con queste tecniche riescono a fare facilmente breccia tra gli uomini che, piano piano, iniziano a convincersi della necessità della guerra. Nella ballata del Marinaio Tenco tenta di capire come un uomo possa arrivare ad uccidere un proprio simile e soprattutto il perché. Si spinge anche a dire che la guerra è sostanzialmente un fatto individuale (parla al singolare) e nasce dall’ignoranza, infatti, sostiene: ” Gli hanno detto che il nemico è uno strano essere che non ha cuore, che non sa sognare”. Se questa affermazione è corretta, la risposta del cittadino non potrà che essere: se il nemico è uno strano essere significa che non è uno come noi, è uno diverso (quasi un extraterrestre, inumano, uno senza: capacità affettive, sogni, fede, ideali…). Con questa preparazione il potere è riuscito nel suo intento ad incuneare l’idea che questo “diverso” potrebbe essere pericoloso (come se fosse un animale feroce) sia per lui sia per i suoi cari, uno che potrebbe togliergli la serenità, il benessere. La libertà, uccidere, …, infatti, si chiede: se “non ha cuore e non sa sognare” significa che non capirà mai quelli come noi che hanno cuore e sanno sognare …, insomma è uno molto pericoloso (un essere mostruoso). Dopo che il cittadino ha maturato questa paura, e convinzione, cosa gli dice il potere? “Gli han detto che chi ha dei sogni da difendere deve combattere contro il nemico”. Ecco questo è il COMANDO! Ormai il cittadino è pronto, recepisce che per il proprio bene e per quello della sua comunità, deve fermare questo “mostro”. Soprattutto deve difendere i propri sogni e la propria civiltà… , lo deve fare anche combattendo fino alla morte, magari immolandosi fino a diventare un eroe per la patria (“La ballata dell’eroe…”). In questa Ballata basterebbe sostituire “sogni” con “valori” ed ecco la frase più gettonata nella lotta in atto tra società islamica e l’occidente: NOI dobbiamo difendere i nostri valori occidentali dall’invasione culturale islamica… (“sogni”), LORO devono difendere i loro valori islamici dagli infedeli occidentale… (“sogni”). Luigi ci racconta che il marinaio partì proprio così per la guerra: “Un marinaio in mezzo al mare (il mare come fosse il mondo, uno spazio immenso senza gli altri) con una barca ed un cannone. E’ andato là per fare la sua guerra ad un nemico che non ha mai visto (perciò uno che personalmente non conosce). Con sé ha portato il ritratto di una donna con qualche lettera con i suoi sogni”. Per esorcizzare la paura della solitudine, bisogno di sicurezza e affetto… .

Il marinaio combatte e vince la sua battaglia, infatti, “…il suo nemico ormai è andato a fondo. Però qualcosa è rimasto sulle onde e lui va vedere cosa mai può essere (è quasi sorpreso –cosa mai potrà mai essere rimasto sulle onde- come se non immaginasse neppure che il nemico potesse aver portato qualcosa con sé…) “trova il ritratto di una donna e qualche lettera sogni di un uomo andato a fondo” . Cosa? Anche lui aveva dei sogni? Anche lui volva esorcizzare la paura della solitudine, bisogno di sicurezza e affetto… .

Tenco con questa sua meravigliosa chiusura ci ricorda che gli uomini sono TUTTI UGUALI, che i sogni e le aspirazioni sono anch’esse di tutti; ricorda che tutti gli uomini hanno un amore, dei valori, dei sogni da difendere, ma purtroppo non si conoscono e conseguentemente non si confrontano… . Purtroppo i popoli sono vittime sacrificali d’altri uomini (Il potere). Poi, dopo le distruzioni, molti si accorgono (purtroppo sempre “DOPO”) di essere stati usati, truffati…, si accorgono che i morti erano, padri, madri figli come loro… . Iniziano a ricostruire, fare buoni propositi, salvo poi perdere la MEMORIA STORICA e ricadere nella stessa trappola . Infatti, prima sono stati fatti i campi di sterminio poi, dopo che milioni d’uomini sono andati in fumo, ci si è accorti che Ebrei, omosessuali, zingari, politici… erano uomini non dei “diversi” ma uomini come noi. Luigi lascia aperta la strada alla domanda che si porrà successivamente anche Francesco Guccini in “Auschwitz” Fortunatamente, il 27 Gennaio, è diventata la giornata della memoria e per puro caso è anche il giorno della memoria della morte di Luigi Tenco.

Renzo Zannardi

studioso ed estimatore di Luigi Tenco 

L’analisi del testo è coperta da diritti d’autore, ne è consentito l’uso esclusivamente per motivi che non abbiano scopo di lucro e naturalmente citando l’autore.

 

 


 

 

Breve sintesi sulle sette ballate incise da Luigi Tenco.

Nel 1964-65 Luigi Tenco incise per l’etichetta Saar sette canzoni o ballate dedicate a diversi temi sociali.

La prima, intitolata “La Ballata del marinaio“, tratta il tema della guerra.

La seconda, intitolata “La Ballata della moda“, parla dei persuasori occulti e dei condizionamenti della pubblicità.

La terza, intitolata “Giornali femminili o Ballata dei Giornali femminili o della donna“, tratta il tema del rapporto fra uomo e donna

La quarta, intitolata “Vita familiare o Ballata della vita familiare”, tratta il tema del matrimonio e del divorzio.

La quinta, intitolata “Hobby” o “Ballata degli hobbies e degli Handicaps” parla del sistema scolastico e delle disparità di opportunità fra alunni appartenenti a ceti sociali diversi.

La sesta, intitolata “Vita sociale, o Ballata della vita sociale o del progresso” racconta un’italia provinciale e ipocrita prevalentemente composta da burocrati potenti e cittadini che cercano di arrangiarsi come meglio possono.

Infine la settima, intitolata “La ballata dell’arte” tratta il tema del rapporto fra l’artista e la società.
 

 

BALLATA DEL MARINAIO

Come nasce l’idea di disegnare una…

BALLATA DEL MARINAIO

Un marinaio in mezzo al mare

con una barca ed un cannone.

E’ andato là per fare la sua guerra

ad un nemico

che non ha mai visto.

Con sé ha portato il ritratto di una donna

con qualche lettera,

con i suoi sogni.

Un marinaio in mezzo al mare

con un nemico da mandare a fondo.

Gli han detto che il nemico è uno strano essere

che non ha cuore,

che non sa sognare.

Gli han detto che chi ha dei sogni da difendere

deve combattere

contro il nemico.

Un marinaio in mezzo al mare,

il suo nemico ormai è andato a fondo.

Però qualcosa è rimasto sulle onde

e lui va a vedere

cosa mai può essere.

Trova il ritratto di una donna e qualche lettera,

sogni di un uomo

andato a fondo.

Luigi Tenco

 

primo schizzo

bianco e nero

a colori

prove per una ballata del marinaio, matita e acquerelli di MVC/Gulliveriana©, 2008

 Mie prove per realizzare un’immagine degli ultimi versi della canzone

Come nasce l’idea di rappresentare una canzone di Luigi Tenco?

Chi mi conosce sa che prima di tutto ascolto più volte un brano che mi piace, mi soffermo su alcuni versi, quelli che a mio parere hanno un significato particolare e poi cerco immagini dell’epoca che possono servirmi per meglio rappresentare la mia idea.

Nel caso della Ballata del Marinaio, i versi che mi hanno colpito maggiormente sono gli ultimi. Perchè proprio questi? Io credo che siano i versi che più di tutti rappresentano il lato umano di una guerra e  la sua inutilità. Un uomo combatte un altro uomo convinto che l’altro sia un nemico, un alieno. Poi nel momento in cui lo manda a fondo si rende conto che è solo un uomo come lui.

Come potete notare nella mia rappresentazione è presente una nave da guerra che affonda e un marinaio che, guardando verso quella nave, vede emergere dalle onde un ritratto e qualche lettera. Con stupore si rende conto che quello che lui considerava un nemico, era solo un uomo come lui andato a fondo con i suoi sogni… E allora si rende conto di essere stato ingannato. Gli  han detto che il nemico è uno strano essere, che non ha sogni e che non sa sognare. Gli han detto che chi ha dei sogni da difendere deve combattere contro il nemico.  Ma il nemico non è diverso da lui.  E’ un uomo come lui. Un uomo che sa sognare come lui.  E perciò, se il nemico è un uomo come lui, c’è qualcosa di sbagliato nella guerra.

Gulliveriana

La ballata dell’eroe

La ballata dell’eroe

in ricordo di  Luigi e Fabrizio

Era partito per fare la guerra
per dare il suo aiuto alla sua terra
gli avevano dato le mostrine e le stelle
e il consiglio di vendere cara la pelle.

E quando gli dissero di andare avanti
troppo lontano si spinse a cercare la verità
ora che è morto la patria si gloria
d’un altro eroe alla memoria.

Ma lei che lo amava aspettava il ritorno
d’un soldato vivo, d’un eroe morto che ne farà
se accanto nel letto le è rimasta la gloria
d’una medaglia alla memoria.

fabrizio de andrè

 


“Quando Salce girava La cuccagna e io dovevo cantare una canzone, avrei potuto cantare una delle mie. Ma il mio amico Fabrizio, un giovane cantautore genovese molto bravo, ne aveva scritta una splendida; ed io cantai quella, dopo aver a lungo discusso con il regista e i produttori.” Luigi Tenco 

1964 da un comunicato della Saar ( fonte: il mio posto nel mondo, a cura di enrico de angelis, enrico deregibus e sergio secondiano sacchi)

Luigi Tenco e Donatella Turri
dal film “La cuccagna” di Luciano Salce, 1962

Uno dei primi a credere in Fabrizio De Andrè fu Luigi Tenco. Portò, infatti, la sua canzone La ballata dell’eroe” nel film La cuccagna di Luciano Salce, nel 1962. Fabrizio gli fu riconoscente e gli dedicò dopo la sua morte una delle più belle canzoni dal titolo “Preghiera in gennaio”.

Ma, io mi chiedo, perchè nei siti dedicati a De Andrè non si parla del gesto generoso di Luigi nei confronti di Fabrizio?

Per la testa grandi idee

 Prendete nota:

Luigi Tenco

Per la testa grandi idee

DVD +Book

L’artista simbolo della canzone d’autore, scomparso drammaticamente nel 1967, raccontato in uno straordinario cofanetto curato da Enrico De Angelis, fra gli organizzatori storici del Premio Tenco, e Mario Dentone.

Luigi Tenco – Per la testa grande idee un’opera che raccoglie tutti i documenti video di Luigi Tenco rimasti nelle teche Rai e non solo. Presenti tutti i suoi classici, da Lontano Lontano a Mi sono innamorato di te a Vedrai Vedrai e memorabili momenti televisivi insieme a Lucio Dalla, Ornella Vanoni e i Rokes.

Scrive Enrico De Angelis, che insieme a, Mario Dentone ha curato questa straordinaria pubblicazione: “Luigi Tenco non era considerato un personaggio molto televisivo, secondo i canoni correnti. La diffidenza era reciproca, ma probabilmente era più la televisione a tenersi a debita distanza da lui, che non viceversa. Troppo malinconico, volto tenebroso, canzoni difficili, carattere non incline al compromesso. Le testimonianze visive che ci sono rimaste di lui, perciò, sono limitate.”

fonte: http://www.italianmusicstore.com/prodotto.asp?id=57588

 

Inchieste di mercato?

“Inchieste di mercato? Ma le facciano sulla mafia le inchieste!” 

Luigi Tenco e Donatella Turri
dal film “La cuccagna” di Luciano Salce, 1962

Luigi Tenco, gli americani, le inchieste di mercato e la mafia….

” Inchieste di mercato? Qui non abbiamo neanche i mercati rionali e quelli fanno le inchieste di mercato. Che paese. A noi ci ha rovinato l’America. Inchieste di mercato? Ma le facciano sulla mafia le inchieste!”

E SE CI DIRANNO

E SE CI DIRANNO

 

Disegni di MVC/Gulliveriana©  

E se ci diranno

che per rifare il mondo

c’è un mucchio di gente

da mandare a fondo,

noi che abbiamo troppe volte visto ammazzare

per poi dire troppo tardi che è stato un errore,

noi risponderemo

noi risponderemo

no, no, no …

E se ci diranno

che nel mondo la gente

o la pensa in un modo

o non vale niente,

noi che non abbiamo ancor finito di contare

quelli che il fanatismo ha fatto eliminare,

noi risponderemo

noi risponderemo

no, no, no …

E se ci diranno

che è un gran traditore

chi difende la gente

di un altro colore,

noi che abbiamo visto gente con la pelle chiara

fare cose di cui ci dovremmo vergognare,

noi risponderemo

noi risponderemo

no, no, no …

E se ci diranno

che è un destino della Terra

selezionare i migliori

attraverso la guerra,

noi che ormai sappiamo bene che i più forti

sono sempre stati i primi a finir morti,

noi risponderemo

noi risponderemo

no, no, no ….

Luigi Tenco

Per ascoltarla clicca qui

per gentile concessione di Massimo



Ornella e il Club Luigi Tenco

Ornella Benedetti

e il Club Luigi Tenco di Venezia

Ad un mese di distanza dalla scomparsa di Ornella, ho trovato in un mio post  dedicato a lei un commento da parte di Cristina Romieri e altri amici del Club Luigi Tenco di Venezia che condivido e ho piacere di pubblicare qui di seguito:

Desideriamo ricordare, ad un mese dalla scomparsa, Ornella Benedetti. Aveva creato, dedicando gran parte della sua vita, al Lido di Venezia dove abitava, il primo Club intitolato a Luigi Tenco, poco dopo la sua tragica morte avvenuta ormai più di quarant’anni fa. Una morte che in molti si erano premurati a ridicolizzare e a banalizzare, ma che aveva fatto scrivere a Salvatore Quasimodo: “ha voluto colpire a sangue il sonno mentale dell’italiano medio … la sua ribellione ha ancora una volta urtato contro il muro dell’ottusità”.
Ornella, come molti altri, era stata toccata profondamente da quella tragedia. Sentiva (ancora di più dopo aver approfondito la conoscenza dell’impegno artistico e civile di Tenco) che si doveva far qualcosa “perché il nostro seppur rispettoso silenzio verrebbe fatalmente scambiato per indifferenza”, non lasciare che quella morte scivolasse nell’oblio del tempo, come in tanti avrebbero voluto e come stava accadendo, così come avevano fatto con quel corpo portato via in tutta fretta perché lo spettacolo doveva continuare (significativo poi che al funerale abbia partecipato tanta gente ma nessun cantante, se non Fabrizio De Andrè). Scrive alla madre di Luigi con cui manterrà un bella amicizia (così con gli altri familiari e con Dalida) per metterla a conoscenza del progetto di istituire il Club, senza mitizzazioni e senza fanatismi, che potevano a quel tempo risultare facili. Si legge nella tessera: “Lo scopo è di mantenerne vivo il ricordo esaltando nel mondo della canzone quegli ideali di poesia, onestà e dignità umana a cui Luigi ha voluto esser sempre fedele illuminando la sua breve vita, che se noi vogliano non sarà stata spesa inutilmente.”.
Su quel Club (a cui negli anni successivi seguirà quello di Sanremo) riesce a convogliare molte persone da varie parti d’Italia e non solo, soprattutto giovani, con la loro rabbia, i loro sogni, la loro creatività. Ornella diventa il loro (nostro) punto di riferimento. Nasce una vera e propria rete di contatti, di amicizie, attraverso tantissime lettere scritte perlopiù a mano (non esisteva ancora internet né gli sms). E’ anche difficile crederlo ora che le sue canzoni, di una straordinaria modernità, vengono continuamente riscoperte e reinterpretate anche attraverso spettacoli teatrali e ci sono siti e blog a lui dedicati, ma a quel tempo Luigi Tenco era una sorta di tabù, con i suoi testi di reale protesta (e anche l’amore era cantato in maniera mai banale e a volte “peccaminosa”) e con quel suo gesto di ribellione estrema fatto in quella specie di carrozzone nazional-popolare che era (ed in gran parte lo è ancora) il festival di Sanremo. Soprattutto la RAI, che già anni prima lo aveva censurato, tentava di rimuovere la sua memoria e le sue canzoni. Una delle prime cose che il Club fece era sollecitare attraverso una marea di richieste i conduttori a trasmettere le sue opere, ringraziandoli e sostenendoli -se ciò avveniva- con un’altra marea di lettere. Giusto un anno dopo quel tragico 27 gennaio ’67 esce a cura del Club “In ricordo di Luigi Tenco”, che raccoglie soprattutto molte poesie scritte spontaneamente in sua memoria. A cui sono seguite sei pagine intitolate Caleidoscopio, sempre a cura del Club, pubblicate periodicamente all’interno di un giornale locale dell’epoca a partire dal giugno ’68, poi fatte chiudere per evidenti motivi di disturbo. E a quel periodo strettamente legate. E poi gli otto numeri unici realizzati nel periodo che va dal gennaio1969 al marzo 1974, ora ristampati perchè a nostro avviso sono una testimonianza preziosa e ancora vitale di quegli anni (molti di quei problemi sono purtroppo ancora attuali) e che di quegli anni conservano la stessa freschezza, forse anche la stessa ingenuità e magari contraddizione, ma in cui si avverte un profondo impegno morale, di ricerca di giustizia, di pace. E di sincera amicizia (“io vorrei essere là nella mia verde isola, ad inventare un mondo fatto di soli amici …”, diventata una sorta di motto del Club). Tra le altre, due iniziative di particolare rilievo realizzate in quegli anni: la costruzione di abitazioni per i lebbrosi nel Ciad dedicate a Luigi in collaborazione col Gruppo giovanile Terzo Mondo di Genova e l’assegnazione del Premio allo studio a Vincenzo Rizzitiello, che ha consentito di stampare il libro “Un maestro in Lucania” sulla propria esperienza in una povera pluriclasse della Basilicata.
Nel 2000 Ornella ha voluto scrivere un volumetto, “A tutti quei giovani che nel ’67 … – Piccola storia del Club Luigi Tenco di Venezia.”, che racconta la storia appunto del Club e le sue riflessioni: con un accenno particolare a don Lorenzo Milani, il prete scomodo scomparso anche lui in quel 1967, vissuto nel Mugello, la terra a lei tanto cara dove andava, quando possibile, con la famiglia. In questi ultimi anni il Club ha organizzato alcuni concerti, che hanno riscosso notevole successo: l’ultimo, “Omaggio a Luigi Tenco” nei settant’anni della sua nascita, tenutosi sia a Mestre al Centro Candiani che, il 28 settembre, a Venezia nella prestigiosa sede di Palazzo Ducale per le Giornate Europee del Patrimonio 2008. A questo appuntamento Ornella purtroppo non è venuta: ci ha lasciato, un po’ improvvisamente, proprio pochi giorni prima.
Anche se rimarrà nei nostri cuori e rimarrà ciò che ha fatto, ci mancherà molto questa donna dalla forte personalità che non ha mai scelto di apparire e che ha ricevuto anche delusioni ma che, vincendo quella “battaglia contro il tempo” (sua definizione), ha iniziato per prima e continuato fino all’ultimo a tenere in vita la memoria di un “poeta che troppo pochi hanno capito” (come ha scritto Fabrizio De Andrè in un biglietto a lei indirizzato). Ci mancherà la sua straordinaria passione rimasta intatta nonostante gli anni. Ci mancherà il suo spirito libero e un po’ ribelle, come quello di quel ragazzo che credeva fortemente in ciò che cantava, che amava la coerenza e non i compromessi, un ragazzo che Ornella è riuscita a non far dimenticare.

Venezia, 20 ottobre 2008

Cristina Romieri e altri amici del Club Luigi Tenco di Venezia

 

Venezia, Omaggio a Luigi Tenco

Venezia, Omaggio a Luigi Tenco

Concerto in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Venezia-Centro Culturale Candiani.

Il 28 settembre, a Venezia, io e gli amici di Binario Ventuno abbiamo avuto l’onore e il piacere di assistere ad un omaggio a Luigi Tenco davvero speciale: un concerto a Palazzo ducale, a numero chiuso, promosso dalla Sopraintendenza dei Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia e Laguna.

L’evento è stato presentato dalla Sopraintendente la quale ha spiegato che per la prima volta una Sopraintendenza promuoveva l’arte di Luigi Tenco. Ha proseguito poi Cristina Romieri che ha presentato l’artista e ha ricordato i grandi meriti di Ornella Benedetti che, subito dopo la morte dell’artista 1967, fondò il Club Luigi Tenco di Venezia.

Al concerto erano presenti numerose persone fra cui i familiari e gli amici di Ornella. A tutti i presenti il Club Luigi Tenco ha regalato una bella pubblicazione, la raccolta dei “NUMERO UNICO” prodotti dal Club dal gennaio 1968 al marzo 1974.

Poi è iniziato il concerto delle sue canzoni, più o meno conosciute, come ad esempio Padroni della Terra e Quasi sera, interpretate da Grazia De Marchi

e Roberto Nardin, accompagnati al pianoforte da Giannanantonio Mutto.

Infine sono state proiettate alcune scene significative  del film “La cuccagna“con il logo Binario Ventuno.  

Nei video che seguono potete ascoltare Roberto Nardin che canta “Padroni della terra” una significativa canzone contro la guerra e la fame, ispirata da “Le Deserteur” di Boris Vian (riguardo questa canzone antimilitarista vi invito a leggere un mio vecchio post sulle canzoni contro la guerra, cliccate sulla parola post) e Grazia De Marchi che interpreta “Li vidi tornare” .