E se ci diranno

E se ci diranno….
 

fontevideo :  Lavocedelpadrone

 

E se ci diranno

che per rifare il mondo

c'è un mucchio di gente
da mandare a fondo
noi che abbiamo troppe volte visto ammazzare
per poi sentire dire che era un errore
noi risponderemo noi risponderemo
no no no no

E se ci diranno
che nel mondo la gente
o la pensa in un modo
o non vale niente
noi che non abbiam finito ancora di contare
quelli che il fanatismo ha fatto eliminare
noi risponderemo
no no no no

E si ci diranno
che è un gran traditore
chi difende la gente
di un altro colore
noi che abbiamo visto gente con la pelle chiara
fare cose di cui ci dovremmo vergognare
noi risponderemo noi risponderemo
no no no no

E se ci diranno che è un destino della terra
selezionare i migliori attraverso la guerra
noi che ormai sappiamo bene che i più forti
sono sempre stati i primi a finir morti
noi risponderemo, noi risponderemo
no no no no

Luigi Tenco

La forza delle parole…in festa!

La Forza delle Parole… in Festa!

omaggio a Luigi Tenco 

 Martedì 15 febbraio al teatro Il Ferroviario l’associazione “materia grigia” ha presentato l’incontro dal titolo “La Forza delle Parole… in Festa!”. L’iniziativa si inserisce all’interno di un format inaugurato nel 2010 e dedicato al teatro, alla musica e alla letteratura. Il progetto di ampio respiro intende ricercare e realizzare una sintesi di emozioni e sensazioni, derivanti da un immaginario comune evocato tanto dalla musica, quanto dalla parole. In questo ambito saranno proposti una serie di incontri dedicati agli studenti ma aperti al pubblico in cui scrittori, musicisti, poeti, intellettuali, racconteranno impressioni, esperienze, idee sul rapporto tra la musica e le parole, mettendo a confronto punti di vista diversi su un argomento comune. L’associazione sta realizzando inoltre accanto all’annuale laboratorio di animazione teatrale con gli studenti dell’ Università degli Studi di Sassari, un ciclo di eventi dal titolo tematico “Impressioni di Settembre” in collaborazione con la Compagnia Teatro La Botte e il Cilindro, la Libreria Internazionale Koiné, l’Associazione Le Ragazze Terribili di Sassari e il gruppo musicale sassarese dei Bertas.

 

Il primo appuntamento del 2011 è stato quello con lo scrittore Mario Dentone che ha presentato il suo nuovo lavoro letterario “Il Padrone delle Onde” un romanzo di mare e d’avventura, di predoni e naviganti, di miseria e amore. L’incontro è stato introdotto da Tore Patatu. La storia racconta la vita di Giuseppe Vallaro, protagonista della grande epopea ottocentesca dei marittimi liguri, che per tutti fu sempre e solo Geppin, venuto al mondo a “u cantu da groga”, «l’angolo della gloria» a Moneglia. Mario Dentone, ligure doc, ha saputo trasformare la storia di Geppin in un romanzo avvincente nato grazie al fortunato incontro con un vecchio volume, ‘Capitani di mare e bastimenti di Liguria del secolo XIX’, scritto nel 1939 da Gio Bono Ferrari, storico della marineria.

Al termine della presentazione ci si è ricollegati al tema inaugurale del Format con un omaggio musicale a Luigi Tenco condotto da Paolo Zicconi e Maria Vittoria Conconi e con Mauro Uselli, Luca Imperio ed i ragazzi del Laboratorio di Materia Grigia che hanno interpretato alcuni brani di Tenco e la canzone “Il morale delle truppe” di Max Manfredi che l’anno scorso chiuse lo spettacolo dedicato a Luigi Tenco. La serata è terminata con la presentazione del tema del 2011 che verterà sulla musica progressive dal titolo “Impressioni di Settembre”.

Tore Patatu, M.V.Conconi e Mario Dentone

Simone Saiu interpreta “La ballata della moda” di Luigi Tenco


Giovanni Salis interpreta Giornali Femminili di Luigi Tenco


Davide Pala interpreta “Mi sono innamorato di te” di Luigi Tenco

Luca Imperio alle percussioni


Mauro Uselli  flauto traverso e Paolo Zicconi voce e piano

                                                                       Pier Paolo Conconi

 foto di Giovanni Salis (Almamigrante) 

 

Giovanni Salis canta Giornali Femminili

 

La ballata della moda

Tenco, le donne e la musica
La ballata della moda


La ballata della moda, olio su tela di MVC/Gulliveriana, 2010.
Tutti i diritti riservati. Tutte le opere presenti su questo album appartengono a MVC/Gulliveriana. L’autore ne consente l’uso previa citazione, esclusivamente per iniziative culturali che non abbiano scopo di lucro.

Venne l’inverno e Antonio vide al cinema
cortometraggi con bottiglie d’acqua blu
fotografie sui muri e sui giornali
di belle donne che invitavano a provarla

In primavera già qualcuno la beveva e pure lui un giorno
a casa di un amico
dovette berla perchè quello imbarazzato gli disse:
“Scusa ma non m’è rimasto altro”.

Luigi Tenco
1964

fonte video: lontanolontanos
 

Il microfono di Luigi Tenco

Il microfono di Luigi Tenco 

“Vieni via con me”, la trasmissione-evento condotta da Fabio Fazio e Roberto Saviano, ha ricordato in due circostanze Luigi Tenco. L’amico tenchiano Fausto ha pensato bene di raccogliere questi dettagli in questo video da lui montato e che potete vedere anche su Binario 21, il forum degli appassionati di Luigi Tenco.

Spettacolo teatrale su Luigi Tenco

Spettacolo teatrale a Sassari dedicato a

 Luigi Tenco

Spettacolo Teatrale “La forza delle parole: Luigi Tenco”
“le parole, le parole soltanto le parole bastano per fare una canzone che sia veramente vera, giusta, moderna. Non c’è bisogno di altro…”

Sabato 16 Ottobre alle ore 20.30 al teatro Il Ferroviario in Corso Vico 14, l’associazione culturale e studentesca “materia grigia” propone lo spettacolo teatrale “La Forza delle Parole: Luigi Tenco”, incentrato sulla figura umana e artistica del cantautore e realizzato nell’ambito del laboratorio “Università e Teatro” con la direzione di Pier Paolo Conconi per la Botte e Il Cilindro. Lo spettacolo – in replica Domenica 17 –rappresenta la conclusione di un percorso di ricerca che materia grigia ha portato avanti durante tutto il 2010, non solo attraverso lo svolgimento del laboratorio teatrale universitario, ma anche con l’organizzazione di una rassegna di incontri musicali e letterari sul tema del rapporto tra la musica e le parole, incontri che hanno visto la partecipazione di personalità, artisti, scrittori e musicisti come Patrizia Tenco, Ada Montellanico, Mario Dentone, Erri De Luca, Giovanni Agostino Frassetto, Renzo Zannardi, Maria Vittoria Conconi, Paolo Zicconi e Mauro Uselli. Durante questi interventi, aperti alla città, gli allievi del laboratorio teatrale, hanno potuto raccogliere materiali, esperienze, impressioni, storie, spunti utili per la messa in scena dello spettacolo finale, che si pone, quindi, come una sintesi di questo percorso di ricerca. In particolare, lo spettacolo in alcune parti trae liberamente spunto dalla piece teatrale “Una prigione di vetro” di Mario Dentone. In conclusione, dagli incontri del laboratorio è emersa una scrittura scenica dove la dimensione poetica e musicale del personaggio Tenco è stata realizzata con un immaginario il cui segno fondamentale è onirico. Il coordinamento musicale dei partecipanti al laboratorio è dell’artista Paolo Zicconi. Impreziosisce le canzoni col suo bandoneon Francesco Moretti, mentre l’attrice de La Botte e il Cilindro, Nadia Imperio, offre una sua personale dedica alla figura di Luigi Tenco. Lo spettacolo è stato prodotto con la guida della Compagnia Teatro La Botte e Il Cilindro e con la collaborazione della Libreria Internazionale Koiné ed il contributo del Comune di Sassari, dell’Università degli studi di Sassari e dell’ERSU.

 

Notizie relative a “La forza delle parole: Luigi Tenco:

alguer.it

cultnews

sassari notizie

fai notizia

ventirighe

blitzquotidiano

sardies

danzatori delle stelle  (ok notizie)

corriere web

fonte: Luigi Tenco Google news

“Il sax ribelle”

Luigi Tenco e “Il sax ribelle”

 

Renzo Zannardi

Prosegue al Teatro Il ferroviario di Sassari la rassegna “La forza delle parole” , con una serata dedicata a Luigi Tenco al quale stavolta ha partecipato Renzo Zannardi, studioso ed estimatore di Tenco, che ha presentato al pubblico il suo lavoro intitolato “Il sax ribelle” incentrato sui valori sociali e di protesta presenti nelle canzoni di Luigi Tenco.
Anche questa volta hanno accompagnato la serata Paolo Zicconi alla voce e al pianoforte insieme a Mauro Uselli al sax e alla chitarra, interpretando alcuni fra i pezzi più politicizzati di Tenco.
(Teatro il Ferroviario, Sassari, 15/02/10)

foto e video di Giovanni Salis 

 

“La forza delle parole”

Prosegue al Teatro Il ferroviario di Sassari la rassegna “La forza delle parole con una serata dedicata a Luigi Tenco con il baritono algherese Paolo Zicconi e Mauro Uselli al sax e chitarra

Paolo Zicconi canta Tenco con Uselli

 
SASSARI – Lunedì 15 febbraio alle ore 20 prosegue al Teatro Il ferroviario di Sassari la rassegna “La forza delle parole”, organizzata dall’associazione materia grigia con la collaborazione della Compagnia Teatro La Botte e il Cilindro e la libreria internazionale Koinè.

L’iniziativa è stata inaugurata nei giorni scorsi da una serata incentrata su musica, immagini e parole nel corso della quale la pittrice Maria Vittoria Conconi e il Baritono Paolo Zicconi hanno presentato degli originali “Immaginari visivi e musicali ispirati da Luigi Tenco”. La serata ha svelato al numeroso pubblico accorso per l’evento aspetti interessenti e poco noti della vita e della poetica di Tenco precursore assoluto, musicista e poeta morto da più di quarantadue anni ma ancora molto conosciuto e amatissimo dal pubblico.

Ad accompagnare il racconto sulla musica e la poesia di Tenco saranno nei prossimi mesi musicisti, scrittori, studiosi che ripercorreranno insieme al pubblico i momenti più importanti della vita e delle opere del cantante. In questo secondo appuntamento Renzo Zannardi studioso ed estimatore di Tenco presenterà al pubblico il suo lavoro intitolato “Il sax ribelle” incentrato sui valori sociali e di protesta presenti nelle canzoni di Luigi Tenco. Anche questa volta sarà presente Paolo Zicconi alla voce e pianoforte insieme a Mauro Uselli al sax e chitarra.

Sarà quindi Mario Dentone (scrittore e autore di un saggio biografico su Tenco) il 12 marzo a raccontare il cantante con un intervento dal titolo “La prigione di vetro”. Ospiti della rassegna saranno anche Gianni Mura, Erri De Luca, Paolo Fresu e Ada Montellanico. La rassegna “La forza delle parole”, realizzata con il patrocinio del Comune di Sassari, con il contributo dell’Università degli Studi di Sassari e dell’Ersu, proseguirà con appuntamenti a cadenza mensile fino a maggio 2010.

fonte: http://notizie.alguer.it/n?id=30637

Immaginari visivi e musicali ispirati da Luigi Tenco.

Immaginari visivi e musicali ispirati da Luigi Tenco.
Teatro il Ferroviario, Sassari, 29/01/2010
I° appuntamento

La rassegna, intitolata ” La forza delle parole”, incontri sulla parola e la musica, organizzata dall’associazione Materia grigia, con la collaborazione della Compagnia Teatro “La Botte e il Cilindro” e della Libreria Internazionale “Koiné” di Sassari, è  incentrata sulla figura e sull’arte di Luigi Tenco.

Ad inaugurare la rassegna sono stati la pittrice Maria Vittoria Conconi,
il baritono algherese Paolo Zicconi 
e Mario Uselli,


che hanno ripercorso gli immaginari visivi e musicali ispirati da Luigi Tenco accompagnando il pubblico presente in un viaggio attraverso parole, immagini e musiche dedicate alla figura del grande cantautore.

 

foto di Giovanni Salis e Alberto Mancosu

 

La protesta di Luigi Tenco


” Se uno vuol fare la sua protesta, può protestare; se un altro vuoi fare ballare la gente, può farla ballare; ce ne sarebbe per tutti.” 

Luigi Tenco


“Quando un Paese riesce ad esprimere in chiave moderna una sua musica tipica (come è avvenuto per la bossa nova e il cha cha cha), per un certo periodo di tempo il mondo intero impazzisce.”

In Italia, purtroppo, il grosso sbaglio è di guardare al mercato mondiale e imitarlo, quando ci sarebbe da noi un patrimonio musicale vastissimo e pieno di folklore.

Bisognerebbe prendere melodie tipiche italiane e inserirle in un sound moderno, come fanno i Negri con i Rythm and Blues o come hanno fatto i Beatles che hanno dato un suono di oggi alle marcette scozzesi, invece di suonare con la zampogna.

In Italia si è vittime del provincialismo perchè sanno apprezzare solamente quello che viene dall’estero; ed è un provincialismo per di più apprezzato dalla stampa, dalla radio e della televisione. Nessuno fa niente per la nostra musica.

Eppure il patrimonio folkloristico è così vario che ogni cantante e compositore potrebbero attingervi mantenendo la propria personalità.

Se uno vuol fare la sua protesta, può protestare
; se un altro vuoi fare ballare la gente, può farla ballare; ce ne sarebbe per tutti.

Dopo Sanremo 1966 la polemica sui capelloni si è accesa di tinte assurde: come sempre hanno fatto di ogni erba un fascio, dicendone di tutti i colori.

Gli argomenti preferiti da certa gente sono che i capelloni non lavorano, che si tratta di esseri sporchi, intellettualmente ritardati; bene, io a questo punto mi proclamo un capellone, mi sento uno di loro. Eppure lavoro sodo, mi lavo regolarmente e fino a questo momento, con tutti i difetti che mi possono attribuire, nessuno mi ha mai considerato un cretino”

.


Questa lettera fu scritta da Luigi Tenco poco prima di morire e fu pubblicata il 28 gennaio 1967 dal giornale genovese

Il Lavoro.Peccato che… i giovani del Beat72 che, pochi mesi prima discutevano della canzone di protesta, non lo capirono…era troppo avanti rispetto a loro.


Tenco e “la canzone di protesta”. O meglio ” la finta protesta”.

“Parlagli del divorzio, della mafia e di altre faccende che scottano, e allora vedrai che la gente si arrabbia e ti dà addosso..”

fonte: Cronaca, 6 febbraio 1967


Roma, novembre 1966.

Luigi Tenco
partecipa al dibattito sul tema “La canzone di protesta” al “Beat 72” di Roma.
Oltre a lui partecipano anche Lucio Dalla, Luciano Cirri e
Pier Francesco Pingitore.

Durante il dibattito è costretto a difendersi dall’accusa di essere “un mistificatore o servo sciocco” poichè guadagnava dallo stesso sistema, che a parole e in musica, lui rifiutava.

 

Per capire meglio leggete la trascrizione originale di quel dibattito che segue: 

 


Carlo: Io sì, protesto.

Pubblico: Contro chi?

Carlo : Contro tutti, contro te soprattutto, che fai la finta protesta. Se si fa l’antimilitarismo si fa coi fatti, non a parole con le canzonette, porca miseria!

Tenco: Che vuol dire “coi fatti”?

Carlo: Significa non fare il militare, ecco tutto. Io sono andato al manicomio per non fare il militare, capisci… Io mi sono tagliato le vene. Ho detto: visto che le parole con della gente come voi non servono, io mi squarcio le vene e il militare non lo faccio e se questo è un parlar da pazzo mettetemi al manicomio. Io consiglio tutti i miei amici a far questo, a esporsi rischiando di persona e non portando il distintivo del Mec, là, e il Not War, e il fate-l’amore-non-fate-la-guerra e altre cretinate del genere. E peggio che mai con le canzonette, che poi fruttano soldi…

Tenco: Aspetta un momento allora, ascolta: se è per questo ti dico subito che soldi spero di farne. Un po’ ne ho già fatti e spero di farne, ancora di più, capisci, perché uno coi soldi si sente più tranquillo, più libero… Su questo siamo d’accordo? Bene. E quando li farò non li devolverò all’azione cattolica ma me li tengo e me li mangio. In puttane, in quello che ti pare ma me li mangio io. Quanto all’altra questione ti dico però una cosa, e cioè che io faccio, anzitutto, il cantante, prima cosa. Se avessi saputo fare il violinista avrei fatto il violinista oppure, non so, il giornalista, lo sciatore. A questo punto quando viene a galla la personalità di un individuo sappiamo che ci sono individui accomodanti e individui non accomodanti. C’è chi fa il ragioniere di banca e non è accomodante, c’è chi fa il poeta ed è accomodante. Ma questo è un fatto secondario. Cioè, io canto non perché mi interessa protestare e poi quindi lo faccio cantando. Io canto, ripeto, perché mi piace la musica. Da bambino prima ancora di sapere che cos’era la protesta, io avevo una chitarra in casa con la quale suonavo.


Pubblico: E con ciò? Anche la canzone di protesta è una merce di consumo, una forma di sfruttamento uguale alle altre. Tu ci campi sopra, dunque anche tu sfrutti…

Tenco: Ma non è assolutamente vero… Io non sfrutto nessuno… Io faccio delle canzoni e anziché farle e cercare di guadagnare dei soldi scrivendo canzoni che parlano di fiorellini eccetera, io faccio delle canzoni parlando di determinate cose alle quali io credo.

Pubblico: E così facendo fai gli interessi di quelli contro i quali protesti, perché dai soldi a chi sta in alto, a chi comanda questo stato di cose… Perché con i dischi venduti, anche il signor Bob Dylan dà miliardi agli industriali americani che fanno la guerra… E uno che partecipa al sistema che, a parole e in musica, respinge, o è un mistificatore o servo sciocco.

Tenco: Allora sarà bene intendersi molto chiaramente su questa storia della partecipazione. Anzitutto prendiamo atto di un fatto, che questa è una società di tipo industriale, e perciò se voglio fare arrivare non dico una protesta, fare arrivare un certo mio discorso al pubblico bisogna che lo faccia industrialmente. Giusto? Anche prima ci sono state senza dubbio canzoni molto impegnate, senz’altro più intelligenti, ma che però non avevano approdato a niente… Oggi si parla di cartoline precetto strappate, ma strappate in grande numero! Si parla di marce della pace alle quali ci va un sacco di gente… E questa gente perché ci va?

Voce: Non penserai che questo sia soltanto un fatto di canzoni di protesta, eh?

Tenco: Ma io dico: Bob Dylan, Barry McGuire quando vende un milione di dischi di “Eve of distruction” fa qualcosa che non poteva fare se non avesse fatto parte di un tipo di società nella quale si deve, a un certo punto…

Pubblico: Guarda che qui c’è un vizio di base. Perché non è che sia Bob Dylan ad aver fatto questo. Bob Dylan è l’espressione di uno scontento generale che c’è tra i giovani negli Stati Uniti d’America…

Tenco: Ma io non discuto… ma io non voglio dire questo… se sia nato prima l’uovo o la gallina, questo è un discorso che non mi interessa. Io dico: Bob Dylan non può essere tacciato di mistificazione, perché non è un mistificatore…

Pubblico: E chi l’ha tacciato di mistificazione?

Tenco: A me prima è stato detto che sono un mistificatore, uno che addirittura fa la finta protesta per guadagnarci i soldi… Ma non è vero, perché per guadagnarci i soldi tu sai benissimo che la protesta non è il mezzo più idoneo… dico la protesta vera, sincera, non quella come qualcuno viene fuori a fare oggi zuccherata, ipocrita, pensando che sia di moda, e che rischia di sciupare lo slancio anche di chi, come me, ha sempre cantato in questo modo…


Pubblico: D’accordo, resta comunque un fatto che non puoi negare, e cioè che un Bob Dylan, nella parabola della sua carriera, è diventato ad un certo punto un tipico prodotto della società dei consumi americana!

Tenco: Ma è chiaro! Se non lo fosse diventato, non avrebbe detto niente. Non avrebbe potuto dire niente. Invece, che cosa ha fatto? Ha capito che oggi gli strumenti per comunicare con la gente sono quelli, e che anche a costo di passare da qualche forca caudina a quegli strumenti bisogna arrivare, perché sono strumenti formidabili… il menestrello che oggi va a cantare sotto le finestre, non dice niente, non serve a niente…

Pubblico: Siete stati voi allora che avete mandato la polizia a impedire la libera manifestazione di quello che vuole fare la sua canzone per la strada di fronte agli altri. Forse lo avete impedito voi per far vendere più dischi!

Tenco: Senti, anzitutto non so come tu faccia a sostenere che siamo stati noi a impedire che questo o quello vada a cantare per la strada. Tu pensi proprio che io mi preoccupi di andare a dire…

Pubblico Mi è venuto il dubbio in questo momento…

Tenco: Ah, va beh… ma ti è venuto seriamente? O è un discorso retorico? Perché se è un discorso retorico, d’accordo… Insomma, che io vada là a dire mettete dentro questo tale…

Pubblico: No, non intendevo tu personalmente…

Tenco: Allora è un discorso retorico e quand’è così, aspetta un momento, ti dico: a questo punto tu sai bene che io non l’ho fatto come non l’ha fatto lui, come non le han fatte nessuno cose di questo genere. Questo individuo con la chitarra anzi ha fatto molto bene ad andare per la strada, a cantare eccetera. Però io dico questo: non inserito in questo tipo di civiltà, nel suo meccanismo, questo individuo quello che vuole dire lo dice a ben poche persone, perché lo dice alle persone di questa strada. Giusto? Perché bisogna insomma ricordarsi che a un certo punto c’erano anche persone che quando Dante, mettiamo, e senza con questo fare paragoni, ha scritto la Divina Commedia, c’erano persone che si sono opposte perché Dante scriveva in italiano invece che in latino. Ci sono altri invece che invece volevano, quando i latini scrivevano in latino, che si scrivesse in greco. E quando si scriveva in greco che non si scrivesse per niente. Bisogna vedere se si fa parte del mondo di domani o del mondo di ieri. Il cantante che gira per le strade con il chitarrino, fa parte del mondo di ieri!

Pubblico: Macché ieri e domani. È il mondo di oggi invece, quello che importa.

Tenco: Il mondo di domani è quello che importa! Perché il mondo di oggi evidentemente non va bene, e si cerca di correggerlo. Altrimenti avremmo tutti ottant’anni e ci preoccuperemmo solo del mondo di oggi. Mentre tutto ciò che facciamo, lo facciamo – spero e mi auguro – pensando al mondo di domani!

Pubblico: E tu davvero pensi, in buona fede, di poter raddrizzare il mondo con le canzoni di protesta? Davvero credi che si possa, ad esempio, evitare le guerra a suon di canzonette?

Tenco: Tutto ciò può servire. Se dentro le canzoni ci metto delle idee, queste idee si trasmettono con le canzoni. Solo che per diffondere adeguatamente le canzoni è, ripeto, necessario che io trovi la maniera di farlo con gli stessi strumenti della società a cui mi rivolgo. Altrimenti è inutile, ne fai a meno, non protesti. Quanto alla protesta contro la guerra, io dico sinceramente, magari farò anche delle canzoni per protestare contro la guerra… ma è come dire che di mamma ce n’è una sola, che siamo tutti fratelli… ma che vuol dire? I giovani in America protestano perché l’America è un paese in guerra, perché i suoi ragazzi stanno in questo momento partendo, molti vanno a morire… Ma da noi, qui, la guerra, la protesta contro la guerra, non prende nessuno. Noi abbiamo mille altre cose contro cui protestare. Possiamo protestare contro il clericalismo, l’affarismo, la corruzione, la mancanza di una legge sul divorzio, gli scandali a ripetizione, il qualunquismo, la burocrazia bestiale… e questa protesta non viene mai fatta. Preferiamo scimmiottare le proteste americane, cosa oltretutto facilissima qui in Italia, dato che non c’è nessuno che si senta pizzicato quando tu gli dici che è sbagliato morire, viva la pace, eccetera. Parlagli del divorzio, della mafia e di altre faccende che scottano, e allora vedrai che la gente si arrabbia e ti dà addosso…

Pubblico: …E tu è di questa roba che parli apertamente nelle tue canzoni? Ma fammi il piacere… Tu non protesti. Tutt’al più mugugni…

Tenco: Può darsi. Comunque, esprimere certi stati d’animo, di disagio, di insofferenza, di insoddisfazione è già anche questa una forma di protesta. E poi, scusa, ma se tu salti fuori a dire delle cose che vengono poi automaticamente rifiutate, puoi anche fare a meno di tentare. Se vai alla radio e pretendi di metterti a cantare delle cose, faccio un esempio, contro i preti, ti prendono e ti sbattono fuori. E che guadagno c’è? Io appunto una volta avevo fatto una canzoncina che diceva: “Mio buon curato…” eccetera. Non era niente di terribile. Solo qua e là un filino di ironia. Risultato: due anni senza metter piede alla TV.

Pubblico: Ora però ci sei, bello e condizionato, perfettamente integrato, inoffensivo. Sceso evidentemente a patti. Proteste che non fanno il solletico. Tutto questo ti sembra serio? Tutto questo ti sembra coerente?

Tenco: E piantala! Io compromessi non ne ho fatti mai, con nessuno, perché non ne so fare, non riesco a venire a patti con la coscienza, cioè con certe mie convinzioni. Io sono come sono. Eppoi la mia non è una protesta che nasce intellettualmente, con il fatto di dire adesso io protesto contro Tizio o contro Caio. È una protesta che nasce al di fuori della propria volontà. Nasce dal fatto che uno si sente estraneo a un dato meccanismo… Cioè io insomma le canzoni come le fa Morandi, non le so fare. Succede che a un certo punto mi salta la gomma e dico… ecco, io il militare non lo so fare. Non voglio, non so andare a morire… E questo è uno sfogo spontaneo, una protesta sincera. Non è stata studiata al tavolino. Così le parole di quasi tutte le mie canzoni esprimono questo senso, come dire, di malessere. Si può protestare in mille modi, in mille forme. Questa è la maniera mia, e viene dal mio carattere.

Pubblico: Per me è una forma sterile, come quella degli obiettori di coscienza. Tu che parli da sapientone, spiegami cosa fanno questi famosi obiettori. Qual’è per esempio, secondo te, la tendenza politica degli obiettori?

Tenco: Beh, io penso che gli obiettori sono senz’altro dei coraggiosi. Gente che va in galera un anno, due, tre, e che a pena scontata gli viene rifatta la stessa domanda e se loro continuano a rifiutare ritornano in galera per altrettanti anni, io ti dico sinceramente, per me sono dei coraggiosi. Perché avere la forza d’animo di andarsene in galera quando tutti noi abbiamo un giro, una vita… e abbandonarle, e andare in galera, per questo dico che ci vuole una bella dose di coraggio. Quanto alla posizione politica, non mi frega niente. Però io dico, a posteriori, il fatto che una certa parte politica li difende, e un’altra parte invece li attacchi, significa che un obiettore di coscienza sa di avere, un domani, l’appoggio di una certa parte politica e questo fa gioco, è importante… e dunque secondo me non è un sacrificio inutile, sterile.

Pubblico: Una protesta più seria, allora, e più efficace delle canzonette…

Tenco: La canzone si muove in un’altra sfera, può toccare un’infinità di argomenti e agire molto più per esteso nell’opinione pubblica. Per combattere certe idee, anzi, la canzone può avere una efficacia anche maggiore. È statisticamente provato che queste idee, come il nazionalismo eccetera, resistono particolarmente in ambienti non colti. Quindi combattendo l’ignoranza si fa già qualcosa di molto utile. Solo bisogna trovare la strada, la maniera adatta per arrivarci. Quale? L’istruzione obbligatoria, mettiamo, la scuola statale… ma anche, perché no, anche la canzone; e questo proprio perché è una cosa della quale tutti oggi in Italia si occupano. Anche la canzone può servire a far pensare.

Pubblico: Illuso… Attraverso questa strada tu ti rendi unicamente complice della società industriale. Altro che combattere l’ignoranza! Altro che far pensare…

Tenco: Sentite. Io quando ho cominciato a cantare, ero una persona completamente disinserita. Assolutamente al di fuori di tutto quello che poteva essere partecipazione e compagnia bella: perché eravamo in un momento di quadripartito, di Scelba, di Tambroni… Io ero a Genova e quando sono successi i casini di Tambroni, posso dire di averne fatto parte, quindi stai tranquillo che non ero, non sono quello che si lascia irregimentare. Io ho un graduale inserimento, e procede parallelamente a quello che è lo spostamento, a sinistra, della società italiana. Per adesso lo spostamento è minimo, e infatti il mio inserimento è minimo. Tant’è vero che ancora adesso non faccio parte di nessun grosso cast di cantanti, e niente questo e niente quest’altro eccetera. Però il mio ideale non è quello di continuare a vedere un mondo di gente con i capelli lunghi, con i maglioni e così via. La mia speranza è quella di arrivare al giorno in cui persone serie, con la cravatta o con il casco spaziale o con il cilindro, come preferisci, possano esprimere liberamente le cose che oggi, viceversa, per dire queste cose…

Pubblico: …devi fare un certo lavoro di vaselina.

Tenco: No; devi fare un certo lavoro di rottura di palle. Io infatti sono considerato un rompipalle perché dico certe cose, perché nel mezzo di una trasmissione, dove tutti parlano di musica, io esco fuori con un discorso sulla polizia che arresta i capelloni o su altra roba del genere…

Pubblico: Tenco, scusa: ti rendi conto che agendo in questo modo ti fai incastrare?

Tenco: E perché?

Pubblico: Dico che ti fai incastrare. Alle lunghe, magari senza accorgertene, il meccanismo che tu credi di aver conquistato, ti condizionerà. E finirai anche tu come gli altri. Vedi Modugno, che cominciò con le canzoni sui minatori e i pescatori siciliani…

Tenco: Padroni di pensarla come volete. Io ho preso una strada che a me sembra buona e non la mollo. Anzi, mi sembra tanto buona che vorrei avere un pubblico sempre più grande, immenso, tutto quello che con i mezzi industriali di oggi è possibile raggiungere. E il giorno in cui riuscissi a farcela, e ad avere questo pubblico dalla mia, state pure certi che non lo inviterò a volare nel blu dipinto di blu…

 


fonte:
il mioregno