Recco: presentazione del cd Genova Jazz’50, tributo a Tenco

Recco: presentazione del cd GenovaJazz’50,
tributo a Tenco


 

Venerdi 21 maggio, alle 18, nella storica Sala Cavalieri del ristorante da o Vittorio, a Recco, in collaborazione con l’associazione culturale “Le Arcate”, verrà presentato il cd GenovaJazz’50 (nella foto), co-edito dalla Fondazione Regionale per la Cultura e lo Spettacolo con la etichetta genovese Devega.

Il cd raccoglie rare tracce di jazz genovese degli anni Cinquanta, tra cui quattro brani inediti con Luigi Tenco,  qui pubblicati per la prima volta con il consenso della famiglia. Queste registrazioni – che vedono un Tenco diciottenne impegnato al sax contralto – sono la prima testimonianza musicale di Tenco appassionato di jazz, fin dall’adolescenza si può dire cresciuto con un clarino “tenuto insieme con gli elastici” e poi col sax comprato a rate con i risparmi di ragazzo.

Interverranno la cognata Graziella e i nipoti di Luigi Tenco, Patrizia e Giuseppe, il sindaco e vicesindaco di Recco Dario Capurro e Gianluca Buccilli con l’assessore al Turismo Silvia Pramaggiore, l’assessore alla Cultura e Spettacoli della Regione Liguria Angelo Berlangieri, il presidente della Fondazione regionale Cultura e Spettacoli Gabriella Araldi e il giornalista e scrittore Mario Dentone, curatore del disco. Il cd è distribuito con “Viaggio in Liguria”, la rivista della Fondazione Regionale per la Cultura e lo Spettacolo.

fonte: savonanews

Parole e Musica in nome di Luigi Tenco

Parole e Musica in nome di Luigi Tenco

fonte: la nuova sardegna 15.03.2010

Ritratto di Piero Ciampi

Ritratto di  Piero Ciampi
su Rivista trimestrale Re-volver n.4 pag.52

Per chi fosse interessato alla figura del grande artista livornese Piero Ciampi, consiglio di leggere l’articolo intitolato “Tu mi manchi molto. Piero Ciampi: apologia di un fallito”, a cura di Denis Biacchetti pubblicato nella rivista trimestrale Re-volver n.4 a pag.52

 


fonte: http://issuu.com/re-volver/docs/re-volver_n_04

Sull’intestazione è presente anche il mio ritratto di Piero Ciampi  e io vengo citata con il nick Gulliveriana.

Effetto Tenco


Effetto Tenco

di Marco Santoro

Genealogia della canzone d’autore

Collana “Intersezioni”

 

“Dal jazz delle cantine al rock ‘n’roll degli sconclusionati festival giovanili, dalla scuola francese a quella genovese, fino alla rivoluzione mancata del beat italico: Tenco è stato il cantore dei lati più oscuri dei favolosi anni ’60, di quel decennio spezzato ha incarnato le contraddizioni più laceranti ma anche i fermenti più creativi. Fino al gesto estremo che gli conferirà una statura tragica. Proiettando un’ombra su tutta la canzone d’autore e la musica alternativa”.E’ questa l’immagine di Luigi Tenco che ci viene trasmessa oggi da uno dei più popolari siti web musicali italiani. Diffusa è dunque la percezione di trovarsi davanti a una figura di svolta, per certi aspetti fondativa. E’ la vicenda al centro di questo libro, che mostra – in una vivida, originale rilettura – come il suicidio di un cantante durante una “banale” competizione di musica “leggera” si sia trasformato inaspettatamente in un trauma collettivo capace di generare nel tempo una significativa, duplice, innovazione: la fabbricazione della canzone d’autore come autonomo genere musicale e la consacrazione del cantautore come identità culturale.Marco Santoro insegna Sociologia nell’Università di Bologna. Tra le sue pubblicazioni con il Mulino: “Notai. Storia sociale di una professione in Italia” (1998), “Nuovi media, vecchi media” (a cura di, 2007), “Studiare la cultura. Nuove prospettive sociologiche” (curato con R. Sassatelli, 2009) e “La cultura come capitale” (a cura di, 2009).


fonte: le edizioni del mulino

Tenco e “la canzone di protesta”. O meglio ” la finta protesta”.

“Parlagli del divorzio, della mafia e di altre faccende che scottano, e allora vedrai che la gente si arrabbia e ti dà addosso..”

fonte: Cronaca, 6 febbraio 1967


Roma, novembre 1966.

Luigi Tenco
partecipa al dibattito sul tema “La canzone di protesta” al “Beat 72” di Roma.
Oltre a lui partecipano anche Lucio Dalla, Luciano Cirri e
Pier Francesco Pingitore.

Durante il dibattito è costretto a difendersi dall’accusa di essere “un mistificatore o servo sciocco” poichè guadagnava dallo stesso sistema, che a parole e in musica, lui rifiutava.

 

Per capire meglio leggete la trascrizione originale di quel dibattito che segue: 

 


Carlo: Io sì, protesto.

Pubblico: Contro chi?

Carlo : Contro tutti, contro te soprattutto, che fai la finta protesta. Se si fa l’antimilitarismo si fa coi fatti, non a parole con le canzonette, porca miseria!

Tenco: Che vuol dire “coi fatti”?

Carlo: Significa non fare il militare, ecco tutto. Io sono andato al manicomio per non fare il militare, capisci… Io mi sono tagliato le vene. Ho detto: visto che le parole con della gente come voi non servono, io mi squarcio le vene e il militare non lo faccio e se questo è un parlar da pazzo mettetemi al manicomio. Io consiglio tutti i miei amici a far questo, a esporsi rischiando di persona e non portando il distintivo del Mec, là, e il Not War, e il fate-l’amore-non-fate-la-guerra e altre cretinate del genere. E peggio che mai con le canzonette, che poi fruttano soldi…

Tenco: Aspetta un momento allora, ascolta: se è per questo ti dico subito che soldi spero di farne. Un po’ ne ho già fatti e spero di farne, ancora di più, capisci, perché uno coi soldi si sente più tranquillo, più libero… Su questo siamo d’accordo? Bene. E quando li farò non li devolverò all’azione cattolica ma me li tengo e me li mangio. In puttane, in quello che ti pare ma me li mangio io. Quanto all’altra questione ti dico però una cosa, e cioè che io faccio, anzitutto, il cantante, prima cosa. Se avessi saputo fare il violinista avrei fatto il violinista oppure, non so, il giornalista, lo sciatore. A questo punto quando viene a galla la personalità di un individuo sappiamo che ci sono individui accomodanti e individui non accomodanti. C’è chi fa il ragioniere di banca e non è accomodante, c’è chi fa il poeta ed è accomodante. Ma questo è un fatto secondario. Cioè, io canto non perché mi interessa protestare e poi quindi lo faccio cantando. Io canto, ripeto, perché mi piace la musica. Da bambino prima ancora di sapere che cos’era la protesta, io avevo una chitarra in casa con la quale suonavo.


Pubblico: E con ciò? Anche la canzone di protesta è una merce di consumo, una forma di sfruttamento uguale alle altre. Tu ci campi sopra, dunque anche tu sfrutti…

Tenco: Ma non è assolutamente vero… Io non sfrutto nessuno… Io faccio delle canzoni e anziché farle e cercare di guadagnare dei soldi scrivendo canzoni che parlano di fiorellini eccetera, io faccio delle canzoni parlando di determinate cose alle quali io credo.

Pubblico: E così facendo fai gli interessi di quelli contro i quali protesti, perché dai soldi a chi sta in alto, a chi comanda questo stato di cose… Perché con i dischi venduti, anche il signor Bob Dylan dà miliardi agli industriali americani che fanno la guerra… E uno che partecipa al sistema che, a parole e in musica, respinge, o è un mistificatore o servo sciocco.

Tenco: Allora sarà bene intendersi molto chiaramente su questa storia della partecipazione. Anzitutto prendiamo atto di un fatto, che questa è una società di tipo industriale, e perciò se voglio fare arrivare non dico una protesta, fare arrivare un certo mio discorso al pubblico bisogna che lo faccia industrialmente. Giusto? Anche prima ci sono state senza dubbio canzoni molto impegnate, senz’altro più intelligenti, ma che però non avevano approdato a niente… Oggi si parla di cartoline precetto strappate, ma strappate in grande numero! Si parla di marce della pace alle quali ci va un sacco di gente… E questa gente perché ci va?

Voce: Non penserai che questo sia soltanto un fatto di canzoni di protesta, eh?

Tenco: Ma io dico: Bob Dylan, Barry McGuire quando vende un milione di dischi di “Eve of distruction” fa qualcosa che non poteva fare se non avesse fatto parte di un tipo di società nella quale si deve, a un certo punto…

Pubblico: Guarda che qui c’è un vizio di base. Perché non è che sia Bob Dylan ad aver fatto questo. Bob Dylan è l’espressione di uno scontento generale che c’è tra i giovani negli Stati Uniti d’America…

Tenco: Ma io non discuto… ma io non voglio dire questo… se sia nato prima l’uovo o la gallina, questo è un discorso che non mi interessa. Io dico: Bob Dylan non può essere tacciato di mistificazione, perché non è un mistificatore…

Pubblico: E chi l’ha tacciato di mistificazione?

Tenco: A me prima è stato detto che sono un mistificatore, uno che addirittura fa la finta protesta per guadagnarci i soldi… Ma non è vero, perché per guadagnarci i soldi tu sai benissimo che la protesta non è il mezzo più idoneo… dico la protesta vera, sincera, non quella come qualcuno viene fuori a fare oggi zuccherata, ipocrita, pensando che sia di moda, e che rischia di sciupare lo slancio anche di chi, come me, ha sempre cantato in questo modo…


Pubblico: D’accordo, resta comunque un fatto che non puoi negare, e cioè che un Bob Dylan, nella parabola della sua carriera, è diventato ad un certo punto un tipico prodotto della società dei consumi americana!

Tenco: Ma è chiaro! Se non lo fosse diventato, non avrebbe detto niente. Non avrebbe potuto dire niente. Invece, che cosa ha fatto? Ha capito che oggi gli strumenti per comunicare con la gente sono quelli, e che anche a costo di passare da qualche forca caudina a quegli strumenti bisogna arrivare, perché sono strumenti formidabili… il menestrello che oggi va a cantare sotto le finestre, non dice niente, non serve a niente…

Pubblico: Siete stati voi allora che avete mandato la polizia a impedire la libera manifestazione di quello che vuole fare la sua canzone per la strada di fronte agli altri. Forse lo avete impedito voi per far vendere più dischi!

Tenco: Senti, anzitutto non so come tu faccia a sostenere che siamo stati noi a impedire che questo o quello vada a cantare per la strada. Tu pensi proprio che io mi preoccupi di andare a dire…

Pubblico Mi è venuto il dubbio in questo momento…

Tenco: Ah, va beh… ma ti è venuto seriamente? O è un discorso retorico? Perché se è un discorso retorico, d’accordo… Insomma, che io vada là a dire mettete dentro questo tale…

Pubblico: No, non intendevo tu personalmente…

Tenco: Allora è un discorso retorico e quand’è così, aspetta un momento, ti dico: a questo punto tu sai bene che io non l’ho fatto come non l’ha fatto lui, come non le han fatte nessuno cose di questo genere. Questo individuo con la chitarra anzi ha fatto molto bene ad andare per la strada, a cantare eccetera. Però io dico questo: non inserito in questo tipo di civiltà, nel suo meccanismo, questo individuo quello che vuole dire lo dice a ben poche persone, perché lo dice alle persone di questa strada. Giusto? Perché bisogna insomma ricordarsi che a un certo punto c’erano anche persone che quando Dante, mettiamo, e senza con questo fare paragoni, ha scritto la Divina Commedia, c’erano persone che si sono opposte perché Dante scriveva in italiano invece che in latino. Ci sono altri invece che invece volevano, quando i latini scrivevano in latino, che si scrivesse in greco. E quando si scriveva in greco che non si scrivesse per niente. Bisogna vedere se si fa parte del mondo di domani o del mondo di ieri. Il cantante che gira per le strade con il chitarrino, fa parte del mondo di ieri!

Pubblico: Macché ieri e domani. È il mondo di oggi invece, quello che importa.

Tenco: Il mondo di domani è quello che importa! Perché il mondo di oggi evidentemente non va bene, e si cerca di correggerlo. Altrimenti avremmo tutti ottant’anni e ci preoccuperemmo solo del mondo di oggi. Mentre tutto ciò che facciamo, lo facciamo – spero e mi auguro – pensando al mondo di domani!

Pubblico: E tu davvero pensi, in buona fede, di poter raddrizzare il mondo con le canzoni di protesta? Davvero credi che si possa, ad esempio, evitare le guerra a suon di canzonette?

Tenco: Tutto ciò può servire. Se dentro le canzoni ci metto delle idee, queste idee si trasmettono con le canzoni. Solo che per diffondere adeguatamente le canzoni è, ripeto, necessario che io trovi la maniera di farlo con gli stessi strumenti della società a cui mi rivolgo. Altrimenti è inutile, ne fai a meno, non protesti. Quanto alla protesta contro la guerra, io dico sinceramente, magari farò anche delle canzoni per protestare contro la guerra… ma è come dire che di mamma ce n’è una sola, che siamo tutti fratelli… ma che vuol dire? I giovani in America protestano perché l’America è un paese in guerra, perché i suoi ragazzi stanno in questo momento partendo, molti vanno a morire… Ma da noi, qui, la guerra, la protesta contro la guerra, non prende nessuno. Noi abbiamo mille altre cose contro cui protestare. Possiamo protestare contro il clericalismo, l’affarismo, la corruzione, la mancanza di una legge sul divorzio, gli scandali a ripetizione, il qualunquismo, la burocrazia bestiale… e questa protesta non viene mai fatta. Preferiamo scimmiottare le proteste americane, cosa oltretutto facilissima qui in Italia, dato che non c’è nessuno che si senta pizzicato quando tu gli dici che è sbagliato morire, viva la pace, eccetera. Parlagli del divorzio, della mafia e di altre faccende che scottano, e allora vedrai che la gente si arrabbia e ti dà addosso…

Pubblico: …E tu è di questa roba che parli apertamente nelle tue canzoni? Ma fammi il piacere… Tu non protesti. Tutt’al più mugugni…

Tenco: Può darsi. Comunque, esprimere certi stati d’animo, di disagio, di insofferenza, di insoddisfazione è già anche questa una forma di protesta. E poi, scusa, ma se tu salti fuori a dire delle cose che vengono poi automaticamente rifiutate, puoi anche fare a meno di tentare. Se vai alla radio e pretendi di metterti a cantare delle cose, faccio un esempio, contro i preti, ti prendono e ti sbattono fuori. E che guadagno c’è? Io appunto una volta avevo fatto una canzoncina che diceva: “Mio buon curato…” eccetera. Non era niente di terribile. Solo qua e là un filino di ironia. Risultato: due anni senza metter piede alla TV.

Pubblico: Ora però ci sei, bello e condizionato, perfettamente integrato, inoffensivo. Sceso evidentemente a patti. Proteste che non fanno il solletico. Tutto questo ti sembra serio? Tutto questo ti sembra coerente?

Tenco: E piantala! Io compromessi non ne ho fatti mai, con nessuno, perché non ne so fare, non riesco a venire a patti con la coscienza, cioè con certe mie convinzioni. Io sono come sono. Eppoi la mia non è una protesta che nasce intellettualmente, con il fatto di dire adesso io protesto contro Tizio o contro Caio. È una protesta che nasce al di fuori della propria volontà. Nasce dal fatto che uno si sente estraneo a un dato meccanismo… Cioè io insomma le canzoni come le fa Morandi, non le so fare. Succede che a un certo punto mi salta la gomma e dico… ecco, io il militare non lo so fare. Non voglio, non so andare a morire… E questo è uno sfogo spontaneo, una protesta sincera. Non è stata studiata al tavolino. Così le parole di quasi tutte le mie canzoni esprimono questo senso, come dire, di malessere. Si può protestare in mille modi, in mille forme. Questa è la maniera mia, e viene dal mio carattere.

Pubblico: Per me è una forma sterile, come quella degli obiettori di coscienza. Tu che parli da sapientone, spiegami cosa fanno questi famosi obiettori. Qual’è per esempio, secondo te, la tendenza politica degli obiettori?

Tenco: Beh, io penso che gli obiettori sono senz’altro dei coraggiosi. Gente che va in galera un anno, due, tre, e che a pena scontata gli viene rifatta la stessa domanda e se loro continuano a rifiutare ritornano in galera per altrettanti anni, io ti dico sinceramente, per me sono dei coraggiosi. Perché avere la forza d’animo di andarsene in galera quando tutti noi abbiamo un giro, una vita… e abbandonarle, e andare in galera, per questo dico che ci vuole una bella dose di coraggio. Quanto alla posizione politica, non mi frega niente. Però io dico, a posteriori, il fatto che una certa parte politica li difende, e un’altra parte invece li attacchi, significa che un obiettore di coscienza sa di avere, un domani, l’appoggio di una certa parte politica e questo fa gioco, è importante… e dunque secondo me non è un sacrificio inutile, sterile.

Pubblico: Una protesta più seria, allora, e più efficace delle canzonette…

Tenco: La canzone si muove in un’altra sfera, può toccare un’infinità di argomenti e agire molto più per esteso nell’opinione pubblica. Per combattere certe idee, anzi, la canzone può avere una efficacia anche maggiore. È statisticamente provato che queste idee, come il nazionalismo eccetera, resistono particolarmente in ambienti non colti. Quindi combattendo l’ignoranza si fa già qualcosa di molto utile. Solo bisogna trovare la strada, la maniera adatta per arrivarci. Quale? L’istruzione obbligatoria, mettiamo, la scuola statale… ma anche, perché no, anche la canzone; e questo proprio perché è una cosa della quale tutti oggi in Italia si occupano. Anche la canzone può servire a far pensare.

Pubblico: Illuso… Attraverso questa strada tu ti rendi unicamente complice della società industriale. Altro che combattere l’ignoranza! Altro che far pensare…

Tenco: Sentite. Io quando ho cominciato a cantare, ero una persona completamente disinserita. Assolutamente al di fuori di tutto quello che poteva essere partecipazione e compagnia bella: perché eravamo in un momento di quadripartito, di Scelba, di Tambroni… Io ero a Genova e quando sono successi i casini di Tambroni, posso dire di averne fatto parte, quindi stai tranquillo che non ero, non sono quello che si lascia irregimentare. Io ho un graduale inserimento, e procede parallelamente a quello che è lo spostamento, a sinistra, della società italiana. Per adesso lo spostamento è minimo, e infatti il mio inserimento è minimo. Tant’è vero che ancora adesso non faccio parte di nessun grosso cast di cantanti, e niente questo e niente quest’altro eccetera. Però il mio ideale non è quello di continuare a vedere un mondo di gente con i capelli lunghi, con i maglioni e così via. La mia speranza è quella di arrivare al giorno in cui persone serie, con la cravatta o con il casco spaziale o con il cilindro, come preferisci, possano esprimere liberamente le cose che oggi, viceversa, per dire queste cose…

Pubblico: …devi fare un certo lavoro di vaselina.

Tenco: No; devi fare un certo lavoro di rottura di palle. Io infatti sono considerato un rompipalle perché dico certe cose, perché nel mezzo di una trasmissione, dove tutti parlano di musica, io esco fuori con un discorso sulla polizia che arresta i capelloni o su altra roba del genere…

Pubblico: Tenco, scusa: ti rendi conto che agendo in questo modo ti fai incastrare?

Tenco: E perché?

Pubblico: Dico che ti fai incastrare. Alle lunghe, magari senza accorgertene, il meccanismo che tu credi di aver conquistato, ti condizionerà. E finirai anche tu come gli altri. Vedi Modugno, che cominciò con le canzoni sui minatori e i pescatori siciliani…

Tenco: Padroni di pensarla come volete. Io ho preso una strada che a me sembra buona e non la mollo. Anzi, mi sembra tanto buona che vorrei avere un pubblico sempre più grande, immenso, tutto quello che con i mezzi industriali di oggi è possibile raggiungere. E il giorno in cui riuscissi a farcela, e ad avere questo pubblico dalla mia, state pure certi che non lo inviterò a volare nel blu dipinto di blu…

 


fonte:
il mioregno

Giornali femminili di Luigi Tenco a X-Factor


Giornali femminili  di Luigi Tenco a X-Factor 

Conoscendo la mia passione per Luigi Tenco, pochi giorni fa ho ricevuto diversi sms che mi informavano dell’interpretazione di Giornali Femminili da parte di un giovane cantante emergente, in arte Silver, alla trasmissione X-Factor... e così facendo zapping fra la trasmissione di Fazio con Saviano e X-Factor, ho ascoltato questa interpretazione.A parte il buon intento di Morgan di far conoscere Luigi Tenco anche ai giovani con una delle ballate dedicate alla donna, mi è sembrato, però, che il ragazzo non avesse capito il senso e il modo in cui dovesse cantare o meglio recitare la canzone. Secondo me il tono sarebbe dovuto essere più sarcastico per mettere in evidenza il tema della discriminazione nei confronti delle donne, il maschilismo imperante in quel periodo. Il ragazzo, invece, sempre secondo me, si è calato in una parte che non era propriamente quella ironica  voluta da Luigi Tenco per prendere in giro gli uomini di quei tempi.

Nonostante ciò, credo che fargli cantare la canzone sia servito a far riscoprire Luigi anche da parte dei giovani. Da qualche giorno, infatti, ho notato molti ingressi  qui sul mio blog per cercare il testo della canzone (lo trovate

qui ). Segno evidente che la canzone è piaciuta.
 


Ora guardate il video e dite la vostra.

Il caduto

IL CADUTO

fonte foto: anmig sardegna

Prendi

la tua agonia

e la pallottola

che hai

nel polmone.

Porta tutto

a tua madre

e dille

che con una

medaglia

il conto

torna.

E’ la liquidazione

di un sergente.

Se la può consolare

dille

che per un capitano

non c’è di più

che un patriottico

noioso

discorso.

fonte:  il mio regno/poesie
Luigi Tenco trentacinque anni da quel Sanremo, pagg. 34-37

 ed. Bastogi

Questa poesia è stata erroneamente attribuita a Luigi Tenco. In realtà è di Riccardo Mannerini come scrive l’autore di questo blog No, non è vero, Tenco e Mannerini amicizia e confusione

NO, NON E’ VERO …
“ciò che si afferma alle pagg. 34 e seguenti del libro “Trentacinque anni da quel Sanremo” edito da Bastogi, in merito ad alcuni testi inediti di Tenco.
La notizia che fu pubblicata da “Il Secolo XIX” del 26/1/1997 era infatti priva di fondamento.
Nel libro vengono analizzate 4 poesie, (Mercato – La tua bocca – Sera – Il caduto) e le si commentano come se fossero opera di Tenco quando invece sono da attribuire a Riccardo Mannerini che di Luigi fu amico malgrado le ripetute discussioni di ordine ideologico che si sviluppavano durante i loro incontri.
Luigi utilizzava parole semplici e di solito le sue frasi erano molto più prosaiche rispetto a quanto si rileva invece, leggendo le poesie ritrovate.
Per chi volesse approfondire l’argomento consiglio di leggere il volume “Un poeta cieco di rabbia” di Riccardo Mannerini reperibile sul sito http://www.liberodiscrivere.it. 

Nel volume indicato sono peraltro pubblicate due delle poesie erroneamente attribuite a Luigi Tenco.”

Ringrazio Sax56 per questa informazione.

Esclusivo: Luigi Tenco inedito?

Esclusivo: Luigi Tenco inedito? 

Alcune esecuzioni musicali del grande cantante genovese con diversi accompagnamenti, mai ascoltate prima d’ora. “Padroni della Terra” è il brano che apre gli “Inediti” il cofanetto (due cd) che il gruppo Ala Bianca lancerà nei prossimi giorni, dopo la presentazione il 12 al Premio Tenco, al Teatro Ariston di Sanremo

Fonte:  l’espresso

Ma se leggiamo qua:

Tenco scrisse una canzone contro la globalizzazione (tratto da LA STAMPA di sabato 7 luglio 2001 — …ma già nel primo numero “unico” dei ragazzi del Club Luigi Tenco di Venezia se ne parlava nel gennaio del 1969…)

fonte: http://www.angelfire.com/ok2/gigimai/tencog8.html

fonte: www.ilmioregno.it  http://www.ilmioregno.it/padroni.htm

Riguardo l’inedito Padroni della Terra, che a quanto pare tanto inedito non è…, vi invito a rileggere anche un mio vecchio post qui di seguito e pubblicato su questo

link

 

Canzoni contro la guerra 

Una delle canzoni contro la guerra e antimilitarista più conosciuta è sicuramente”Le Désertuer” di Boris Vian,”il poeta maledetto”. Fu scritta nel 1954 durante la guerra in Indocina ma in seguito divenne un manifesto contro l’occupazione coloniale francese in Algeria.
La canzone interpretata da Marcel Mouloudji e trasmessa per la prima volta nella storica radio Europe 1 il 4 marzo 1954 (con la chiusa finale già modificata), fece scoppiare la reazione della destra francese, primo fra tutti il generale De Gaulle.
Moulodji dovette subire un esilio di circa 10 anni dal mondo della canzone francese, mentre Boris Vian, fu spesso costretto ad esibirsi o scrivere sotto pseudonimo.
La canzone fu ripresa nel 1966 da Peter, Paul and Mary nella versione già “attenuata” da Moulodji e divenne una delle canzoni simbolo contro la guerra. Fu poi tradotta in diverse lingue, mentre in Italia 4 furono le versioni. In questo contesto voglio ricordare la versione inedita di Luigi Tenco che fu eseguita per la prima volta il 5 ottobre 1989 al Teatro Genovese di Genova. Con questa canzone Luigi Tenco esprime il suo impegno antimilitarista e parla anche di un nemico solo: la fame che nel mondo ha gente come noi.

PADRONI DELLA TERRA

Padroni della Terra,
vi scrivo queste righe
che forse leggerete
se tempo avrete mai.

Ho qui davanti a me
il foglio di richiamo:
io devo ritornare
in caserma lunedì.

Padroni della Terra,
non lo voglio più fare,
non posso più ammazzare
la gente come me.

Non è per farvi torto
ma è tempo che vi dica:
la guerra è un’idiozia,
non ne possiamo più.

Da quando sono nato
dei figli son partiti,
dei padri son caduti
davanti agli occhi miei.

Ho visto mille madri
che han perso tutto quanto
ed ancora vanno avanti
senza saper perché.

Al prigioniero poi
han rubato la vita,
han rubato la casa
e tutto quel che ha.

Domani alla mia porta
verranno due gendarmi,
verranno ad arrestarmi,
ma io non ci sarò.

Lontano me ne andrò;
sul mare e sulla terra,
per dire no alla guerra
a quelli che vedrò

E li convincerò
che c’è un nemico solo:
la fame che nel mondo
ha gente come noi.


Se c’è da versar sangue
versate solo il vostro;
signori, ecco il mio posto:
io non vi seguo più.

E se mi troverete,
con me non porto armi:
coraggio, su, gendarmi,
sparate su di me.