Tenco sociale

Tenco sociale
Hobby

Giorgio, ricordi
quando eravamo nel banco insieme
al corso di meccanica?
Tu eri molto bravo,
io invece non lo ero
e nei compiti in classe
io copiavo da te.
Giorgio, ricordi
quando hai dovuto lasciar la scuola
al corso di meccanica?
Dovevi lavorare, dare una mano ai tuoi.
Io invece, che potevo,
ho continuato il corso.

Giorgio, ma è vero
che oltre al tuo lavoro, la sera, per hobby
ti occupi di meccanica?
Pensa che io ho finito
e sono laureato.
Eppure ho un grande handicap:
non ci capisco niente.


 

Indicata da Luigi Tenco come quarta ballata con il ticolo originale

Ballata degli hobbies e degli handicaps. Periodo Saar( 1964-1965) 


Hobby” è un titolo apparentemente leggero e forse depistante (credo fatto su misura per la censura), in questa canzone Tenco imbastisce un ragionamento tutto politico sui privilegi detenuti dalla borghesia, privilegi che, a suo parere, non nascono per meriti o qualità individuali, ma dalla mancanza di pari opportunità di studiare per i giovani economicamente più deboli, anche quando essi dimostrano grande predisposizione e capacità. Molti di essi devono abbandonare la scuola per produrre reddito familiare, trasformando i loro sogni e aspirazioni in passatempi serali (Hobby). Frustrano così le loro reali capacità consentendo ai rampolli della borghesia, anche se incapaci, di diventare la futura classe dirigente.

Analisi del testo di Renzo Zannardistudioso ed estimatore di Luigi Tenco


L’analisi del testo è coperta da diritti d’autore, ne è consentito l’uso esclusivamente per motivi che non abbiano scopo di lucro e naturalmente citando l’autore.
 



La scelta di divulgare questa ballata, che parla del sistema scolastico e delle disparità di opportunità fra alunni appartenenti a ceti sociali diversi, non è casuale. Infatti, l’argomento trattato, si rivela molto attuale come risulta da questa notizia:

Crisi economica
“Mio papà licenziato, lascio la scuola
Vado a lavorare per aiutare la famiglia”

Il caso emblematico di un ragazzo di 17 anni, studente modello di Rovereto, che abbandona gli studi per cercare un impiego, dopo che il padre ha perso il lavoro. Così sosterrà la famiglia. La preside dell’istituto Fontana, Flavia Andreatta: “Una realtà che mi ha sconvolto”. Viaggi di studio e attività didattica a rischio: i genitori non hanno più soldi per pagare le spese (…)

Fonte: Il Trentino

E poi ci dicono che dobbiamo sorridere, che la crisi è alle spalle…

Ma ci facciano il piacere!*

 

Il caduto

IL CADUTO

fonte foto: anmig sardegna

Prendi

la tua agonia

e la pallottola

che hai

nel polmone.

Porta tutto

a tua madre

e dille

che con una

medaglia

il conto

torna.

E’ la liquidazione

di un sergente.

Se la può consolare

dille

che per un capitano

non c’è di più

che un patriottico

noioso

discorso.

fonte:  il mio regno/poesie
Luigi Tenco trentacinque anni da quel Sanremo, pagg. 34-37

 ed. Bastogi

Questa poesia è stata erroneamente attribuita a Luigi Tenco. In realtà è di Riccardo Mannerini come scrive l’autore di questo blog No, non è vero, Tenco e Mannerini amicizia e confusione

NO, NON E’ VERO …
“ciò che si afferma alle pagg. 34 e seguenti del libro “Trentacinque anni da quel Sanremo” edito da Bastogi, in merito ad alcuni testi inediti di Tenco.
La notizia che fu pubblicata da “Il Secolo XIX” del 26/1/1997 era infatti priva di fondamento.
Nel libro vengono analizzate 4 poesie, (Mercato – La tua bocca – Sera – Il caduto) e le si commentano come se fossero opera di Tenco quando invece sono da attribuire a Riccardo Mannerini che di Luigi fu amico malgrado le ripetute discussioni di ordine ideologico che si sviluppavano durante i loro incontri.
Luigi utilizzava parole semplici e di solito le sue frasi erano molto più prosaiche rispetto a quanto si rileva invece, leggendo le poesie ritrovate.
Per chi volesse approfondire l’argomento consiglio di leggere il volume “Un poeta cieco di rabbia” di Riccardo Mannerini reperibile sul sito http://www.liberodiscrivere.it. 

Nel volume indicato sono peraltro pubblicate due delle poesie erroneamente attribuite a Luigi Tenco.”

Ringrazio Sax56 per questa informazione.

La ballata del Marinaio

La ballata del Marinaio
analisi del testo di Renzo Zannardi

 

Premessa
Nel mio post precedente ho voluto raccontare come nasce per me un’idea di disegnare una Ballata del Marinaio di Luigi Tenco. In quello di oggi, invece, voglio condividere con voi l’analisi del testo elaborata dal mio amico Renzo Zannardi, studioso ed estimatore di Luigi Tenco ed aprire uno spazio dedicato al Tenco sociale. Buona lettura.
Gulliveriana

Luigi Tenco parla di guerra in diverse canzoni: “La ballata dell’eroe” (De Andrè), “E se ci diranno”,Padroni della terra” (una sua versione del “Il disertore” di Boris Vian), “Io vorrei essere la”, “Li vidi Tornare”… In alcune di queste canzoni inserisce solo dei rimandi alla guerra, in altre se ne occupa in modo più diffuso, articolato, e compiuto. Però solo nella ballata del marinaio analizza così in profondità i motivi che portano alla guerra. Solo nella “ballata del Marinaio smaschera la truffa che subiscono i soldati che vanno a combatterla. Luigi Tenco ha trattato il tema della guerra interpretando, da protagonista, anche un film (“La cuccagna”), dove i generali, e guerra, vengono sbeffeggiati e ridicolizzati. Luigi Tenco parla diffusamente della guerra anche nel dibattito avvenuto a “Beat 72” nell’autunno del 1966. Insomma parla molto spesso di guerra ma lo fa in modo “tenchiano”e perciò per niente retorico.

                                                    

Ballata del marinaio, matita di MVC/Gulliveriana©, 2008

La ballata del marinaio è una ballata pacifista completamente diversa da tutte le canzoni antimilitariste dell’epoca, infatti, non parte da una posizione ideologica precostituita per descrivere gli orrori della guerra, non parte neppure da una valutazione politica: guerra giusta o sbagliata! Parte semplicemente dall’uomo dalla sua vita privata, dai suoi affetti dei suoi sogni…. E’ una ricerca più intimista, sociologica molto avanzata. Si intuisce subito che il compositore ha un obiettivo molto forte: dimostrare che gli uomini sono tutti uguali e che tutti hanno dei sogni e che le guerre siano non negli interessi del popolo ma dei potenti. Mi pare che Luigi, nella “Ballata del Marinaio” sia riuscito molto bene a raggiungere questo suo obiettivo.

Tenco quando parla di soldati ne parla al singolare, forse perché vuole dimostrare che in guerra, alla fine, ci vanno tanti singoli e che solo accettando di andarci formano un esercito. Luigi vuol dimostrare anche che, alla fine, i soldati restano sempre dei singoli che combattono e muoiono da soli. Tenco sembra anche chiedersi: cosa può fare un singolo per salvare il mondo dalla guerra? La risposta sembra essere: disertare!

Le frasi che sintetizzano il concetto sono queste: “ un marinaio in mezzo al mare con una barca ed un cannone e andato a fare la sua guerra…”.Quando invece parla del potere l’autore scrive al plurale, infatti, dice: “…gli han detto che il nemico è uno strano essere…., gli han detto che chi ha dei sogni da difendere….” .

In questa ballata ci fa capire che IL POTERE, per autoconservarsi o espandersi, ha bisogno di inventarsi sempre nuovi nemici. Per convincere il popolo della necessità della guerra fa prima molta propaganda scomodando parole ridondanti, che abbiano un forte senso evocativo o ideologico come: religione, democrazia, patria, morale, libertà, razza, valori… (racchiudendo tutti questi concetti nella parola “sogni”). Coloro che pensano alla guerra come mezzo utile per la risoluzione controversie territoriali o politiche, o per conquistare nuove terre e ampliare le proprie ricchezze, molto spesso usano la strategia psicologica e sociologica di tenere il popolo ignorante! Diffondono falsità e paure. Con queste tecniche riescono a fare facilmente breccia tra gli uomini che, piano piano, iniziano a convincersi della necessità della guerra. Nella ballata del Marinaio Tenco tenta di capire come un uomo possa arrivare ad uccidere un proprio simile e soprattutto il perché. Si spinge anche a dire che la guerra è sostanzialmente un fatto individuale (parla al singolare) e nasce dall’ignoranza, infatti, sostiene: ” Gli hanno detto che il nemico è uno strano essere che non ha cuore, che non sa sognare”. Se questa affermazione è corretta, la risposta del cittadino non potrà che essere: se il nemico è uno strano essere significa che non è uno come noi, è uno diverso (quasi un extraterrestre, inumano, uno senza: capacità affettive, sogni, fede, ideali…). Con questa preparazione il potere è riuscito nel suo intento ad incuneare l’idea che questo “diverso” potrebbe essere pericoloso (come se fosse un animale feroce) sia per lui sia per i suoi cari, uno che potrebbe togliergli la serenità, il benessere. La libertà, uccidere, …, infatti, si chiede: se “non ha cuore e non sa sognare” significa che non capirà mai quelli come noi che hanno cuore e sanno sognare …, insomma è uno molto pericoloso (un essere mostruoso). Dopo che il cittadino ha maturato questa paura, e convinzione, cosa gli dice il potere? “Gli han detto che chi ha dei sogni da difendere deve combattere contro il nemico”. Ecco questo è il COMANDO! Ormai il cittadino è pronto, recepisce che per il proprio bene e per quello della sua comunità, deve fermare questo “mostro”. Soprattutto deve difendere i propri sogni e la propria civiltà… , lo deve fare anche combattendo fino alla morte, magari immolandosi fino a diventare un eroe per la patria (“La ballata dell’eroe…”). In questa Ballata basterebbe sostituire “sogni” con “valori” ed ecco la frase più gettonata nella lotta in atto tra società islamica e l’occidente: NOI dobbiamo difendere i nostri valori occidentali dall’invasione culturale islamica… (“sogni”), LORO devono difendere i loro valori islamici dagli infedeli occidentale… (“sogni”). Luigi ci racconta che il marinaio partì proprio così per la guerra: “Un marinaio in mezzo al mare (il mare come fosse il mondo, uno spazio immenso senza gli altri) con una barca ed un cannone. E’ andato là per fare la sua guerra ad un nemico che non ha mai visto (perciò uno che personalmente non conosce). Con sé ha portato il ritratto di una donna con qualche lettera con i suoi sogni”. Per esorcizzare la paura della solitudine, bisogno di sicurezza e affetto… .

Il marinaio combatte e vince la sua battaglia, infatti, “…il suo nemico ormai è andato a fondo. Però qualcosa è rimasto sulle onde e lui va vedere cosa mai può essere (è quasi sorpreso –cosa mai potrà mai essere rimasto sulle onde- come se non immaginasse neppure che il nemico potesse aver portato qualcosa con sé…) “trova il ritratto di una donna e qualche lettera sogni di un uomo andato a fondo” . Cosa? Anche lui aveva dei sogni? Anche lui volva esorcizzare la paura della solitudine, bisogno di sicurezza e affetto… .

Tenco con questa sua meravigliosa chiusura ci ricorda che gli uomini sono TUTTI UGUALI, che i sogni e le aspirazioni sono anch’esse di tutti; ricorda che tutti gli uomini hanno un amore, dei valori, dei sogni da difendere, ma purtroppo non si conoscono e conseguentemente non si confrontano… . Purtroppo i popoli sono vittime sacrificali d’altri uomini (Il potere). Poi, dopo le distruzioni, molti si accorgono (purtroppo sempre “DOPO”) di essere stati usati, truffati…, si accorgono che i morti erano, padri, madri figli come loro… . Iniziano a ricostruire, fare buoni propositi, salvo poi perdere la MEMORIA STORICA e ricadere nella stessa trappola . Infatti, prima sono stati fatti i campi di sterminio poi, dopo che milioni d’uomini sono andati in fumo, ci si è accorti che Ebrei, omosessuali, zingari, politici… erano uomini non dei “diversi” ma uomini come noi. Luigi lascia aperta la strada alla domanda che si porrà successivamente anche Francesco Guccini in “Auschwitz” Fortunatamente, il 27 Gennaio, è diventata la giornata della memoria e per puro caso è anche il giorno della memoria della morte di Luigi Tenco.

Renzo Zannardi

studioso ed estimatore di Luigi Tenco 

L’analisi del testo è coperta da diritti d’autore, ne è consentito l’uso esclusivamente per motivi che non abbiano scopo di lucro e naturalmente citando l’autore.

 

 


 

 

Breve sintesi sulle sette ballate incise da Luigi Tenco.

Nel 1964-65 Luigi Tenco incise per l’etichetta Saar sette canzoni o ballate dedicate a diversi temi sociali.

La prima, intitolata “La Ballata del marinaio“, tratta il tema della guerra.

La seconda, intitolata “La Ballata della moda“, parla dei persuasori occulti e dei condizionamenti della pubblicità.

La terza, intitolata “Giornali femminili o Ballata dei Giornali femminili o della donna“, tratta il tema del rapporto fra uomo e donna

La quarta, intitolata “Vita familiare o Ballata della vita familiare”, tratta il tema del matrimonio e del divorzio.

La quinta, intitolata “Hobby” o “Ballata degli hobbies e degli Handicaps” parla del sistema scolastico e delle disparità di opportunità fra alunni appartenenti a ceti sociali diversi.

La sesta, intitolata “Vita sociale, o Ballata della vita sociale o del progresso” racconta un’italia provinciale e ipocrita prevalentemente composta da burocrati potenti e cittadini che cercano di arrangiarsi come meglio possono.

Infine la settima, intitolata “La ballata dell’arte” tratta il tema del rapporto fra l’artista e la società.
 

 

Danza di una ninfa sotto la luna

 Danza di una ninfa sotto la luna

Danza di una infa sotto la luna, matite colorate di MVC/Gulliveriana©, 2005

 

 

Anche stanotte

uscita dal mare

tu, ninfa, danzi

vestita di luna…

 

Come nel mito

distruggi il pensiero

e sulla sabbia

disegni un perchè…

 

E quando all’allba

tu sparirai

sarò più solo

sotto la nuova luce…

 

Un’illusione

di felicità…

Ma perchè piangi,

ninfa, anche tu?…

 


Ada Montellanico ed Enrico Pieranunzi
Danza di una ninfa, storie di Tenco

 


Trentotto anni ci separano dalla tragica notte in cui Luigi Tenco perse la vita, eppure la sua musica e le sue parole oggi sono vive e non solo nei ricordi di chi lo ha conosciuto. Molte canzoni del suo repertorio sono difatti entrate nella memoria musicale collettiva e appartengono un po’ a tutti. Forse perché brani come “Mi sono innamorato di te”, “Un giorno dopo l’altro”, “Vedrai vedrai” sono ancora capaci di conquistare all’istante chi li ascolta grazie alla loro chiara sincerità e semplicità solo apparente. In altre parole, credo che il mondo poetico e musicale di Luigi Tenco sia oggi più che mai attuale, anche perché è costruito intorno a tematiche profonde ed universali come l’amore, la nostalgia, la rabbia e mostra la convivenza di naturali contraddizioni o le comprensibili amarezze di un uomo che guardava il mondo con occhi speciali.

Negli ultimi anni diversi musicisti si sono avvicinati alla sua musica, molti appartenenti al jazz: Tiziana Ghiglioni gli ha dedicato un intero album, mentre Stefano Bollani, Danilo Rea ed Enrico Rava hanno trasformato la sue canzoni in veri e propri standard, una possibilità quest’ultima che, a parere di chi scrive, non è stata ancora sfruttata adeguatamente. Il pianista Enrico Pieranunzi e la cantante Ada Montellanico ugualmente avevano già eseguito la sua musica in chiave jazz, oggi, però, aggiungono a questo percorso un nuovo e significativo capitolo con queste “Storie di Tenco”. Un progetto singolare che risulta di grande interesse soprattutto perché presenta quattro testi inediti del cantautore, accuratamente custoditi per decenni dalla famiglia Tenco. I testi sono stati affidati ai due musicisti che hanno composto delle musiche originali. In particolare Ada Montellanico ha composto le musiche di “Danza di una ninfa sotto la luna” e “Da quando”, mentre “Mia cara amica” e “O me” sono toccate ad Enrico Pieranunzi. Si tratta, dunque, un’operazione coraggiosa, difficile e rischiosa, ma sostanzialmente riuscita, perché i due si sono avvicinati alle parole di Tenco con grande rispetto, cautela e sensibilità, consentendoci di apprezzare ancora le sue doti poetiche.

È così possibile riconoscere l’anima di Tenco nelle parole di “Danza di una ninfa sotto la luna”, che da un inizio fiabesco precipita sulla terra in “perché” senza una risposta, riscoprire il suo romanticismo ora malinconico in “Da quando” (“Da quando / ho perso il tuo sorriso / ho perso anche il mio”), ora disincantato in “Mia cara amica” (“Mia cara amica mi sono accorto / che ti ho voluto soltanto bene / ma per poter restare assieme / bisognerebbe fingere di amarti”). La musica si lega con estrema naturalezza alle parole, dando attraverso l’interpretazione vocale un grande respiro ai contenuti espressi nei testi. Ada Montellanico è, infatti, in grado di porre egregiamente l’accento nei passaggi giusti, non cadendo nel tranello di ripetere in modo pedissequo lo stile del cantautore. Si appropria della poesia e della musica di Tenco in un modo originale insomma. Enrico Pieranunzi, invece, elabora dolcemente queste melodie con il suo raffinato e personalissimo tocco pianistico, che si pone in continuità con quello di Bill Evans. Accompagnati da grandi musicisti come Paul McCandles ai fiati, Luca Bulgarelli al contrabbasso, Bebo Ferra alla chitarra, Michele Rabbia alla batteria e Piero Salvatori al violoncello, oltre gli archi dell’Arkè String Quartet, Ada Montellanico ed Enrico Pieranunzi hanno completato questo lavoro interpretando alcune delle canzoni più belle del cantautore, partendo dalla toccante incertezza di “Mi sono innamorato di te”, all’emotività di “Ho capito che ti amo” e fino all’impressionismo di “In qualche parte del mondo”.

Alla fine risulta un disco che probabilmente non presenta sussulti e sorprese, riuscendo comunque sempre ad essere estremamente raffinato e a tratti molto affascinante, capace però di lasciare un soffio di amarezza. Infatti, quando qualcuno ci lascia troppo presto, spesso ci si chiede cosa avrebbe potuto ancora regalarci. Questo disco risponde solo in parte a questo interrogativo, ma tanto basta per accrescere il rammarico di un’assenza.

 

Stelle 4/5

More info: egeamusic

Tracklist:

1 Mi sono innamorato di te 7’20”

2 Da quando 5’26”

3 Mia cara amica 6’09”

4 Quasi sera 4’48”

5 Danza di una ninfa sotto la luna 6’20”

6 Che cos’e’ 4’09”

7 Ho capito che ti amo 5’36”

8 Il tempo passo’ 5’35”

9 In qualche parte del mondo 5’45”

10 O me 4’59”

Recensione di ruckert